Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto
Alberto Burri è una delle figure centrali dell’arte europea del secondo dopoguerra. La sua ricerca nasce da una radicale trasformazione del concetto di pittura: il quadro non è più rappresentazione, ma materia viva, combusta, lacerata, cucita, crepata. All’interno di questo percorso, i Cretti costituiscono una delle serie più importanti e riconoscibili della sua produzione.
Burri iniziò a dipingere durante la prigionia in Texas, durante la quale la sua attenzione fu catturata dal terreno arido del campo di prigionia, da cui trasse ispirazione per dare forma alla materia dell’opera d’arte, come una riflessione sulla ferita, sulla cicatrice, sulla distruzione e sulla rigenerazione.
Burri si applicò a lavorare ai Cretti negli anni Settanta. Il termine deriva proprio dalle crepe della terra argillosa essiccata dal sole: superfici spaccate, aride, quasi geologiche. Egli trasformò la crepa in linguaggio visivo, grazie al quale il tempo diventa visibile, la materia sembra consumarsi davanti allo spettatore e il quadro appare come una pelle, una crosta, una rovina. L’opera smette di essere composizione tradizionale e diventa evento fisico.
Dal punto di vista tecnico, Burri conseguì queste fratture impiegando impasti di caolino, colle viniliche, pigmenti, resine e materiali industriali che, asciugandosi, generano spontaneamente fenditure e reticoli.
L’artista non considerava la grafica un’arte minore: anche nelle stampe cercò di trasferire la fisicità della materia. Nelle opere grafiche dedicate ai Cretti, affrontò il fondamentale problema di come tradurre in stampa una superficie basata sulla materia e sulla frattura reale.
Per Burri la grafica era un laboratorio sperimentale autonomo di ricerca tecnica e sviluppo del segno. Nelle stampe calcografiche dedicate ai Cretti, affrontò la sfida di conservare la tridimensionalità della crepa nella stampa, medium tradizionalmente bidimensionale.
Il risultato è la serie di otto matrici dei Cretti (da A a H), realizzati grazie al creativo connubio con la Stamperia d’Arte 2RC, acquistate nel 2022 dal Ministero della Cultura insieme ad altre della stessa Stamperia e ora conservate presso l’Istituto Centrale per la Grafica (ICG). Si tratta di oggetti eccezionali: per accogliere la matericità di Burri non si usarono le classiche lastre di rame, ma vere e proprie fusioni in lega di rame spesse 1,5 cm e pesanti quasi un quintale ciascuna. Questa tridimensionalità genera in stampa rilievi e solchi che diventano segni grafici simili a mappe lunari astratte.
Se i Cretti possono effettivamente essere letti come immagini della memoria e del tempo (la superficie si rompe, ma non scompare; la ferita diventa forma; il silenzio della materia diventa visibile), nell’opera grafica questa tensione è ancora più sottile, perché Burri tenta di conservare la fisicità della crepa attraverso un medium tradizionalmente bidimensionale come la stampa.
Informazioni sullo stato della conservazione
Informazioni sullo stato di conservazione
L'Istituto Centrale per la Grafica ha pianificato un restauro conservativo su queste matrici-scultura. L'intervento pilota già effettuato sul Cretto C ha permesso al Laboratorio Diagnostico per le Matrici dell’ICG di
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verificare lo stato di conservazione
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analizzare i residui di inchiostro
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studiare le tecniche esecutive
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mettere a punto sistemi di pulitura idonei
Le superfici mostrano alterazioni cromatiche da ossidazioni indotte probabilmente anche dal mordente lasciato agire negli incavi. Si osserva la presenza marginale di sali di rame, formatisi durante il periodo di accantonamento dopo la tiratura del 1971. Inoltre i sottosquadri sono ancora colmi degli inchiostri utilizzati per la tiratura e mai più toccati da allora. Il recupero delle superfici consentirà di poter apprezzare nella sua plasticità ogni matrice della serie dei Cretti.
Informazioni sulla fruizione e orari di apertura
Le matrici della collezione Calcoteca ICG sono consultabili previo appuntamento (ic-gr@cultura.gov.it). Talvolta sono esposte nelle mostre organizzate dall’Istituto, o nelle mostre sul territorio nazionale ed estero che le hanno richieste in prestito.
Le matrici sono anche oggetto di visite guidate in Istituto.

