Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto
L’edificio noto come Ex Baita Saffratti, in origine, è stato costruito con lo scopo di ospitare la casa parrocchiale; insieme alla chiesa di San Salvatore, al Sagrato e all’area cimiteriale era, quindi, parte integrante del luogo sacro della località San Salvatore. Un lacerto di intonaco con lo stemma Sertoli-Salis, disvelato durante i lavori di risanamento in corso, risale all’epoca di ricostruzione della chiesa di San Salvatore. Lo stemma attesta la paternità della costruzione dell’edificio, all’epoca destinato a Casa Parrocchiale, da parte di don Gian Pietro Sertoli, allora parroco dal 1641 al 1676). Lo stemma, infatti, seppure mancante della parte superiore, riporta lo scudo e i caratteri distintivi della nobile famiglia Sertoli. Dismessa la Casa parrocchiale, nella metà dell’Ottocento, divenne di proprietà della famiglia Saffratti che ne fece un punto di ristoro e di rifugio molto frequentato e apprezzato dai Sondriesi e dagli escursionisti, fino al primo gennaio del 2006, quando fu definitivamente chiuso. Gli interventi per il cambio di destinazione d’uso cambiarono per una buona parte i caratteri originari della costruzione; ad esempio il balconcino in legno sulla facciata interruppe l’affresco dello stemma, ed anche all’interno vennero ricostruiti gli intonaci, e tamponata una porta sul lato sud, di cui è traccia un lacerto di decorazione a calce. Le notizie sul Rifugio sono pubblicate sulla Guida alla Valtellina edita a cura della sezione valtellinese del Cai nel 1884. All’inizio del Novecento l’edificio subì una nuova ristrutturazione un sopralzo ed un ampliamento sul lato ovest, per ricavare altre camere per gli ospiti e, al piano terra, realizzare un punto per i servizi igienici. Infissi e antoni vennero riverniciati per la terza volta, da verde a rosso, a marrone, e, nel sottotetto vennero realizzati in legno naturale, e non verniciati in colore grigio come quelli del piano terra e del primo piano. All’ingresso si sale una vecchia scala in muratura con alzate importanti e poco regolari che arriva al piano primo con pianerottoli in pietra; dal piano primo al mezzo piano si trova un piccolo locale adibito a servizio igienico, raggiungibile ancora con dei gradini in muratura, dal quale pianerottolo parte una scala essenziale in legno con relativo parapetto sommario mal messa. I locali del sottotetto erano adibiti a camere con l’unico servizio igienico al mezzanino; le finestre erano al piano del pavimento, dotate di barre di ferro poste in orizzontale, a protezione del vuoto. A sinistra dell’atrio di ingresso si trova una vecchia cucina annerita, rivestita con piastrelle, che conserva una bellissima volta a crociera, testimone dell’impianto dell’edificio insieme alla vecchia scala in muratura.Fino agli anni più recenti l’edificio fu sempre adibito a rifugio, e per questo, soggetto a molteplici manomissioni.
Informazioni sullo stato della conservazione
Al momento dell’acquisizione l’edificio da parte del Comune di Albosaggia, l’edificio era in cattive condizioni, ma non pessime. I locali del sottotetto e del piano primo erano rivestiti da vecchi controsoffitti in cartongesso datato e boiserie costituite da perlinature di legno. Il riscaldamento avveniva attraverso camini realizzati nel Novecento. Dal punto di vista strutturale le murature non presentano segni di differenziali o di cedimenti, ad eccezione della volta a crociera sopra la vecchia cucina, che presenta vecchie stuccature di fessurazioni, anche importanti. Anche la situazione della struttura del tetto, dopo la rimozione dei controsoffitti, non è apparsa grave: infatti si è rilevato di dover sostituire due terzere e qualche tavola dell’assito ammalorate. La copertura in lastre di pietra (piode), è risultata in sufficienti condizioni di conservazione. La lattoneria in lamiera zincata, invece, e in alcuni casi mancante, è totalmente da sostituire. All’interno si rileva che il pavimento costituito da assi piallate di diverse essenze e diverse pezzature a correre, in diversi punti è sfondato e fortemente ammalorato, e presenta inoltre anche delle lacune che dovranno essere integrate. L’abbandono degli ultimi anni ha portato tutti gli intonaci all’esfoliazione, anche perché nel tempo sono state eseguite diverse pitturazioni, alla comparsa di muffe, a infiltrazioni dal tetto, al deterioramento generale dei materiali. Per ciò che riguarda i serramenti, risultano in migliori condizioni quelli del piano sottotetto, realizzati in legno naturale, ultimi in ordine cronologico di realizzazione, mentre quelli in legno al piano terra e al piano primo, risultano ammalorati nella materia, con vetro semplice applicato a mastice dall’esterno su un telaio di 4 cm. Tutta la parte impiantistica non è conforme alla normativa vigente in materia di impianti elettrico e impianti di riscaldamento, oltre ad essere non più funzionante. Al piano terra esiste un pavimento in pietra ricoperto da cemento nell’atrio, in battuto nel locale che ospita i servizi e in piastrelle comuni nella vecchia cucina, dove esiste anche un rivestimento ceramico. Anche il pianerottolo al primo piano è rivestito in lastre di pietra. In sintesi lo stato di conservazione si giudica generalmente mediocre, cattivo per quanto riguarda le finiture e i serramenti. Le porte interne sono per la quasi totalità a due ante; molte di esse risultano sovra verniciate e qualcuna invece è stata lasciata al naturale. Con una buona manutenzione straordinaria, possono ritornare idonee all’uso. Il portoncino al piano prima che si affaccia sul balcone e quello di ingresso, per fattura e disegno simili, sono da manutenere e testimoniano l’epoca di una fase di ristrutturazione dell’edificio da parte della famiglia Saffratti, (anno 1899). Il portone in legno da cui si accede al locale con il gruppo dei servizi, è in cattivo stato di conservazione, è sconnesso, e presenta delle lacune sulla parte inferiore,
Informazioni sulla fruizione e orari di apertura
Al momento dell’acquisizione dell’immobile da parte del Comune di Albosaggia esso era rimasto chiuso in abbandono dall’anno 2006. Attualmente il Comune ha messo in campo l’attività di risanamento dell’edificio con lo scopo di destinarlo a Primo Rifugio Etico; una volta risanato, infatti, esso sarà gestito da un’associazione a supporto per disabili. Il rifugio sarà rivolto alla pubblica fruizione mediante la somministrazione di pasti e bevande da parte dell’associazione a turisti ed escursionisti di passaggio con la possibilità di posti letto (circa una ventina). L’apertura continuata è prevista da aprile a novembre, considerata l’altitudine del sito, (circa 1300 m.l.m.).

