Attività principali dell'istituzione
In contrada Pianazzo, ai piedi delle Coste di Sant’Antonino, si apre la Pirrera Sant’Antonio – Cava del Barocco, complesso monumentale ipogeo di archeologia industriale che testimonia l’antica attività estrattiva della pietra bianca di Melilli.
La cava si sviluppa all’interno della collina calcarea per oltre 19.000 metri quadrati di superficie scavata, attraverso un articolato sistema di gallerie e grandi ambienti sotterranei caratterizzati da imponenti piloni di sostegno lasciati intatti dai pirriaturi, gli antichi cavatori, per garantirne la stabilità. Gli ambienti ipogei, con altezze medie di circa 20 metri, costituiscono un significativo esempio di cava storica siciliana per estensione e valore storico-antropologico.
Per secoli la Pirrera è stata il principale luogo di estrazione della rinomata pietra bianca da taglio di Melilli, apprezzata per resistenza e lavorabilità e impiegata nella realizzazione di chiese, palazzi e monumenti della Sicilia sud-orientale. Tra XVII e XVIII secolo la pietra contribuì alla ricostruzione dei centri del Val di Noto devastati dal terremoto del 1693, partecipando allo sviluppo del Barocco siciliano.
La cava, costituita prevalentemente da calcareniti biancastre appartenenti alla Formazione dei Monti Climiti (Membro Melilli), conserva ancora numerose testimonianze dell’attività estrattiva: segni degli strumenti, iscrizioni, date, nomi e simboli lasciati dai pirriaturi, dai committenti e dai livellatari.
Durante la Seconda Guerra Mondiale gli ambienti sotterranei furono utilizzati dalla Regia Marina Italiana come deposito di mine e siluri. Dopo lo sbarco alleato del 12 luglio 1943 la cava fu occupata dalle truppe britanniche; tali eventi sono documentati dagli acquerelli dell’artista di guerra John Worsley, oggi conservati presso l’Imperial War Museum di Londra e il Royal Museums Greenwich.
L’attività estrattiva cessò definitivamente nel 1963 per le mutate condizioni economiche del settore, la diffusione di nuovi materiali edilizi e la riduzione della manodopera specializzata. Dopo un lungo periodo di abbandono e utilizzo come deposito, il sito è stato progressivamente riscoperto a partire dagli anni Duemila.
Dal 2024 la Fondazione Museo Pino Valenti da Melilli, in convenzione con il Comune di Melilli, cura il recupero, la gestione e la valorizzazione del complesso. Attualmente è fruibile circa un terzo della cava mediante visite guidate della durata di circa 50 minuti, con aperture ordinarie nei fine settimana e su prenotazione negli altri giorni. La Fondazione promuove inoltre attività culturali, eventi e produzioni audiovisive, favorendo la conoscenza e la valorizzazione del sito.

