DESCRIZIONE INTERVENTO
Le storie del Santo si intrecciano con la musica eseguita da Angelo Branduardi e Fabio Valderamin. La ricostruzione teatrale di Cazzullo e Branduardi si pone l'obiettivo di restituire "le storie" di San Francesco. Si conoscerà così il profilo della devozione, con gli episodi del lupo, della predica agli uccelli, delle stimmate, ma anche il ruolo di San Francesco nella storia del suo tempo, con gli eventi della conversione, del rapporto con il Papa, della fondazione dell'Ordine, della crociata... E vi è poi il San Francesco della poesia, quella che diventa preghiera e inno al creato nell'emozionante semplicità del "Cantico delle Creature". Infine il San Francesco che giunge fino a noi, attraverso il segno tracciato dai terziari ed i santi suoi successori, e attraverso le parole di un Papa da poco scomparso, che ha scelto di portare il suo nome.
San Francesco cantava. Lo racconta con molti dettagli Tommaso da Celano, suo contemporaneo e tra i prima biografi, nel Memoriale in desiderio animae o Vita Seconda. “Quando la dolcissima melodia dello spirito gli ferveva nel petto, si manifestava all’esterno con parole francesi, e la vena dell’ispirazione divina, che il suo orecchio percepiva furtivamente, traboccava in giubilo alla maniera giullaresca... Talora – come ho visto con i miei occhi – raccoglieva un legno da terra, e mentre lo teneva sul braccio sinistro, con la destra prendeva un archetto tenuto curvo da un filo e ve lo passava sopra accompagnandosi con movimenti adatti, come fosse una viola, e cantava in francese le lodi del Signore”.
Il Canto era per lui un possente mezzo di evangelizzazione. Dopo aver composto il Cantico di Frate Sole (o Cantico delle Creature), mandò a chiamare frate Pacifico – poeta e maestro odi canto – affinchè, assieme ad altri confratelli, andassero per il mondo a predicare e lodare Dio. Francesco voleva che, finito il sermone, tutti insieme cantassero le lodi del Signore “come giullari di Dio”. Grazie a queste sue indicazioni, in tutto l’ordine si diffuse presto la cura del canto nelle celebrazioni e nelle predicazioni.
La decisione di chiamare un componimento poetico Cantico fa risaltare – in un mondo dove gli analfabeti rappresentavano la grande maggioranza della popolazione, quella degli umili, dei sottoposti, in particolare – una concezione della parola scritta destinata alla vocalità, all’intonazione, come del resto era prassi abituale nella poesia contemporanea. Il canto diventa così, per Francesco, momento di condivisa partecipazione, e identitario.