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Attività principali dell'istituzione

L’Archivio di Stato di Ravenna è impegnato nella conservazione, tutela e valorizzazione di beni culturali archivistici fondamentali per ricostruire la storia del territorio. Il materiale archivistico più antico proviene dai fondi delle Corporazioni Religiose soppresse in epoca napoleonica: in particolare, per la rilevanza che ebbero nella storia cittadina ma non solo, si ricordano quelli delle abbazie di San Vitale, Sant’Apollinare in Classe, Santa Maria in Porto e Sant’Andrea. Fra i fondi di antico regime vi sono poi gli archivi delle legazioni di Romagna e di Ravenna e quello delle Magistrature giudiziarie civili della Legazione, mentre tra la documentazione di epoca postunitaria, fondamentali per la ricostruzione delle vicende della provincia sono i fondi della Prefettura e della Questura di Ravenna. Altro complesso documentario degno di menzione è quello del Genio civile di Ravenna, all’interno del quale le serie dei “Danni di guerra” costituiscono un importante punto di riferimento per lo studio del periodo della ricostruzione postbellica. Di cospicua consistenza è la documentazione catastale, che permette di ripercorrere i passaggi di proprietà di terreni e fabbricati del territorio ravennate attraverso mappe, carteggi e registri; del patrimonio fanno poi parte gli archivi notarili e alcuni archivi depositati, come quello della Provincia di Ravenna, il fondo dell’Ospedale di Santa Maria delle Croci, istituti uniti e altre opere pie e l’archivio della Camera di commercio, industria, artigianato, agricoltura di Ravenna. Tra gli archivi privati si segnala quello della famiglia Rasponi Dalle Teste di Ravenna. Sul versante della valorizzazione, l’Archivio ha promosso iniziative didattiche rivolte alle scuole medie inferiori e superiori, allestimento di mostre documentarie e conferenze e presentazioni di libri. Collabora inoltre con la facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna per tirocini formativi e tesi di laurea.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

COSTO COMPLESSIVO 23.000,00 €

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DESCRIZIONE INTERVENTO

I fondi delle Corporazioni religiose comprendono gli archivi dei monasteri, delle compagnie e delle confraternite di Ravenna soppresse tra 1797 e 1805. La documentazione copre un arco temporale che va dal X al XVIII secolo ed è costituita da pergamene, registri contabili, memorie religiose e mappe dei secc. XVI, XVII, XVIII. Queste ultime, commissionate a periti cartografi per documentare l'estensione dei propri possedimenti e gli interventi idraulici e di bonificazione, sono fonti insostituibili per la storia dell'evoluzione del paesaggio, dell'agricoltura e della tecnica.

Il catasto gregoriano è il primo catasto particellare dello Stato della Chiesa. Voluto da Pio VII nel 1816 e attivato sotto il pontificato di Gregorio XVI, fu realizzato dalla Presidenza generale del Censo, secondo le modalità già adottate durante l'ex Regno d'Italia dal catasto napoleonico nelle Legazioni (Bologna e le Romagne) e nelle Marche. Le mappe sono per la maggior parte datate oppure ascrivibili all'ambito napoleonico e hanno una scala 1:2000, salvo quelle di centri urbani particolarmente rilevanti o estesi, elevate alla scala 1:1000.

Il progetto è finalizzato all’acquisizione di una copia digitale di tale cartografia e quindi della schedatura e descrizione archivistica di ciascuna immagine con i relativi metadati. L’intervento consentirebbe una adeguata preservazione della documentazione originale e una fruizione più agevole da parte dell’utenza, aumentando inoltre la potenzialità divulgativa nell'ambito di mostre, attività di didattica, pubblicazioni cartacee e digitali.


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

COSTO COMPLESSIVO 30.000,00 €

DESCRIZIONE INTERVENTO

I fondi giudiziari di Ravenna conservano atti relativi all'attività delle magistrature giudiziarie di Ravenna dal 1525 al 1959 e costituiscono una fonte importante per lo studio dell'evoluzione del funzionamento della giustizia nel territorio ravennate. Lo stato in cui si trova il materiale – fonte di estremo interesse per la ricerca storica anche in considerazione della forte dispersione di documentazione dovuta ai danni subiti durante l’ultimo conflitto –  preclude però l'accesso e la consultazione da parte degli studiosi e, pertanto, la conoscenza del valore di tale patrimonio documentario, con la ricchezza di informazioni in esso contenute, rimane parzialmente ignorata.

Il materiale dei primi versamenti (anni 1969-1974), comprendente atti che vanno dalla prima metà del XVI secolo (relativi alle Magistrature giudiziarie civili della Legazione di Romagna) all'inizio del Novecento, si trovava ammassato, senza alcun ordine, in diversi locali del seminterrato e del sottotetto dell'ex Palazzo di Giustizia (in via d'Azeglio 2, oggi sede dell'Area Istruzione e Politiche di sostegno del Comune di Ravenna). Un'altra parte di documentazione (240 ml circa), anch'essa in stato di disordine, è pervenuta in anni più recenti, mentre il materiale versato nel 2009 (documenti sia del fondo del Tribunale che di quello della Pretura di Ravenna degli anni '30-'60 del XX secolo), è corredato di elenchi di versamento ed è chiaramente identificabile.

L'intervento, attraverso le prime tre distinte fasi (studio dei soggetti produttori, ricognizione e riordinamento e inventariazione sommaria), è finalizzato alla conoscenza dei fondi, della loro struttura e della loro effettiva consistenza.  Attraverso la redazione di schede descrittive analitiche dei soggetti produttori e dell'articolazione dei fondi si potrà, in primo luogo, conoscere il funzionamento degli uffici giudiziari, le tipologie di documenti da essi prodotti e la loro funzione; secondariamente, attraverso la compilazione di elenchi di consistenza delle serie, si potrà conoscere l'effettiva entità del materiale conservato e individuare agevolmente la documentazione, che al momento risulta in gran parte inaccessibile, ai fini della consultazione da parte degli utenti.

La fase conclusiva consisterà nel riordino, catalogazione e condizionamento con materiali idonei alla consultazione conservativa del fondo fotografico attestato dalla seconda metà dell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento.