I contenuti pubblicati sono a cura dell’Ente beneficiario delle erogazioni liberali il quale dichiara che i dati trasmessi sono conformi all’ art. 1 – Art Bonus - Decreto Legge 31 maggio 2014, n. 83 e s.m.i.
L’Ente dichiara che il bene oggetto di erogazioni liberali è di interesse culturale ai sensi degli artt. 10, 12 e 13 del D.L.gs. 22 gennaio 2004, n.42 e s.m.i. (Codice dei beni culturali e del paesaggio)
Raccolta realizzata a seguito della Risposta n. 20/2018 dell'Agenzia delle Entrate

Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto

Unico edificio sede di un'Arte Minore sopravvissuto agli sventramenti del centro di Firenze della fine del XIX secolo, il Palazzo dell'Arte dei Beccai è una costruzione trecentesca. L’attuale fisionomia è frutto di un successivo rifacimento del XV secolo. L’edificio ha anticamente ospitato la sede dei Capitani di Orsanmichele. Passato in proprietà all’Arte dei Beccai, cui si deve l’apposizione dello stemma in facciata e la realizzazione del grande affresco (1395-1400) di Mariotto di Nardo oggi visibile nella sala adunanze, l’edificio pervenne alla riformata Arte di Por San Piero quando l’arte dei Beccai fu unita a quella degli Oliandoli e dei Fornai. Il Palazzo dei Beccai divenne la sede principale della nuova arte dal 1583. Dopo il riordinamento delle magistrature civiche seguito al mutamento dinastico tra i Medici ed i Lorena, una pozione dell’edificio divenne sede della Dogana dal 1772 e dal 1789 concesso alla Congregazione intitolata a San Giovanni Battista creata per sovvenire alle necessità delle giovani fanciulle e dei poveri. L’edificio fu così trasferito in proprietà al Comune di Firenze con la riforma degli Enti Comunali di Assistenza a seguito della legge Crispi del 1890 divenendo sede della neonata Congregazione di Carità.

Il palazzo dei Beccai risulta inserito nell’elenco del 1901 della Direzione Generale Antichità e Belle Arti quale patrimonio artistico nazionale. Dal 1937 la Congregazione di Carità per legge nazionale mutò nome in Ente Comunale di Assistenza, ma la sede rimase nel palazzo. Il Comune di Firenze, tuttavia, vendette l’edificio nei primi anni Sessanta del Novecento e questo fu acquistato dal Banco di Sicilia che avevo costruito la sua nuova sede fiorentina pochi anni prima all’angolo tra l’attuale piazza della Repubblica e via Orsanmichele. Annoverato tra gli edifici alluvionati durante l’esondazione del 1966, Il Palazzo cadde in abbandano, passato nella proprietà di una società immobiliare, tra il 1969 ed il 1970 fu esercitato da parte dello Stato il diritto di prelazione ai sensi dell’art. 31 della legge 1089/1939 nella compravendita ai rogiti del notaio Salani in data 18/05/1970 repertorio 4024/1804.

L’edificio fu quindi oggetto di importanti interventi di ristrutturazione basati sul progetto redatto per il Banco di Sicilia dall’ing. Paladini e portati avanti dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici sotto la guida dell’arch. Guido Morozzi. Al termine dei lavori l’edificio fu concesso in uso quale sede centrale dell’Accademia delle Arti del Disegno, fondata da Cosimo I e Giorgio Vasari nel 1563 riconoscendo così il valore e la rilevanza di due storie diverse, ma ugualmente importanti per la città di Firenze.

Informazioni sullo stato della conservazione

Il Palazzo, oggi sede dell'Accademia delle Arti del Disegno, necessita di importanti lavori di ristrutturazione e adeguamento. La facciata princapale e lo stemma lapideo sono stati restaurati nel 2016 grazie al fondamentale contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze ed oggi si presentano al visitatore e al cittadino con l'originale tessitura architettonica ben individuabile e il pieno recupero conservativo dello stemma in pietra serena posto al centro e del portale principale. All'interno il Palazzo presenta diffuse problematiche di ordine conservativo e statico. Al piano terreno, nella saletta adiacente al salone principale numerosi rigonfiamenti del pavimento rendono necessario un intervento di rifacimento, così come l'adeguamento degli impianti elettrici e di rilevazione fumi al fine di garantire una corretta conservazione e protezione del bene. Il progetto di recupero sarà realizzato per lotti funzionali a partire dalla cosiddetta sala degli Accademici secondo un progetto realizzato dagli architetti David Palterer e Norberto Medardi ed approvato dalla Soprintendenza Belle Arti della Città Metropolitana di Firenze e delle provincie di Prato e Pistoia.

Informazioni sulla fruizione e orari di apertura

Il Palazzo dell'Arte dei Beccai è aperto al pubblico il lunedì ed il mercoledì dalle 10.00-13.00 e dalle 14.30 alle 17.00.

L'accesso è altresì consentito agli studiosi tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.00 alle ore 18.00.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

IMPORTO 100.000,00 €

DESCRIZIONE INTERVENTO

L'intervento di manutenzione e protezione che si intende realizzare nella parte inferiore del Palazzo dei Beccai, destinata, tra l'altro ad ospitare la statua del Dio Fluviale di Michelangelo Buonarroti, è teso a eliminare le problematiche strutturali che si sono evidenziate nel pavimento del piano terreno del bene, nonchè a manutenere e proteggere l'edificio attraverso la messa a norma degli impianti di servizio elettrico e di rilevamento fumi. A tal fine è prevista la sostituzione dell’attuale piano pavimentale in cotto, eseguito in occasione degli ultimi interventi del 1969 e interessato da numerosi fenomeni di ‘rigonfiamento’. Si prevede di riportare il pavimento della sala adiacente al Salone delle Adunanze, al livello di accesso di quest'ultimo. Questa operazione, oltre che per fini strutturali, si rende necessaria per garantire una accessibilità completa e senza barriere. Si provvederà inoltre al ripristino o, dove necessario, alla realizzazione, di nuove infrastrutture elettriche e di rilevamento fumi per la completa e integrata protezione del bene. Le pareti interessate ai lavori saranno patinate per assicurarne la continuità visiva. L'intero progetto tende, così, ad evidenziarsi come un intervento importante per il restauro, la manutenzione e la protezione del Palazzo che al suo interno ospita capolavori come il Tabernacolo di Boldrone di Jacopo Pontormo o il Grande affresco di Mariotto di Nardo assieme a numerosissimi arredi lignei del XVIII e XIX secolo.