Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto
Il Museo delle Civiltà ha recentemente ricevuto in dono da Nicoletta Bevilacqua, 66 bambole Lenci. Gli abiti che vestono le bambole di questa collezione vennero realizzati negli anni Trenta da abili artigiane e artigiani locali che confezionarono in proporzioni ridotte non solo abiti, ma anche biancheria e gioielli del Matese. Il progetto fu ideato e finanziato da Cesare Federico Bevilacqua per rappresentare e celebrare i costumi tradizionali dell'area matesina, che si estende tra Molise, Abruzzo e Campania. I costumi vennero realizzati a seguito della “Prima Sagra del Matese” del 1929, organizzata sotto la direzione dello stesso Cesare Federico Bevilacqua, con l’intento di valorizzare e promuovere il patrimonio culturale locale e il paesaggio.
Le bambole Lenci già all'epoca erano le più richieste per l'altissima qualità e originalità, riconoscibili per il materiale di cui sono costituite, il famoso "panno lenci", e per le tipiche espressioni imbronciate, furono quindi la scelta più prestigiosa per portare avanti il progetto di rappresentare i costumi tradizionali matesini. Di questi costumi è eccezionale non solo la qualità delle stoffe, dei pizzi e dei metalli, ma anche la perizia artigianale e l’attenzione filologica con cui sono realizzati abiti e accessori, dalla biancheria intima che rimane nascosta sotto ai vestiti, ai gioielli che riproducono in miniatura quelli della festa, con le stesse tecniche e materiali. Diventano così anche un importante documento perché in alcuni casi non esistono altre testimonianze dei costumi tradizionali di alcune località. Per ciascuna bambola venne realizzato inoltre un piedistallo con perni per mantenerla in piedi e una targa in ottone che precisa la località del costume.
I costumi femminili nel complesso sono 51 e rappresentano le seguenti località: Acquaviva Collecroci, Agnone, Bagnoli sul Trigno, Balsorano, Baranello, Boiano, Campochiaro, Capriati al Volturno, Carpinone, Casacalenda, Castropignano, Cercemaggiore, Cercepiccola, Cerro al Volturno, Filignano, Forlì del Sannio, Fornelli, Frosolone, Gallo, Gambatesa, Guardiaregia, Ielsi, Isernia, Larino, Letino, Longano, Miranda, Montaquila, Montecilifone, Pesche, Pescocostanzo, Pettorano sul Gizio, Pietracamela, Pontelandolfo, Pratola Peligna, Riccia, Rionero Sannitico, Roccamandolfi, Roccaravindola, Sant’Agapito, Sant’Elena Sannita, San Giuliano nel Sannio, San Massimo, Scanno (un abito da festa e uno giornaliero), Sepino, Spinete, Termoli, Tufara, Venafro, Vinchiaturo.
Quelli maschili sono 15 e delle seguenti località: Acquaviva Collecroci, Bagnoli sul Trigno, Baranello, Boiano, Campobasso, Carpinone, Castel San Vincenzo, Cercemaggiore, Cercepiccola, Forlì del Sannio, Gallo, Larino, Letino, Monteroduni, Roccamandolfi.
Informazioni sullo stato della conservazione
L’intera collezione delle bambole in tessuto con abiti regionali non è in buone condizioni conservative, evidente è il loro degrado fotocromatico, dovuto molto probabilmente alla loro esposizione. L’abbigliamento dei costumi regionali è stato realizzato con minuziosa attenzione utilizzando tessuti, come cotone, lana o seta, il più possibile corrispondenti a quelli tradizionali. Si tratta di varie tipologie di tessuto e delle loro passamanerie regionali - cordoni, nastri o frange - realizzati con tessuti sintetici. Spiccano in modo particolare le fantasie dei ricami degli abiti e l’accuratezza delle calzature, come gli zoccoli di legno o i caratteristici scarponcini in cuoio e pelle. I colori hanno perso la loro saturazione cromatica originaria, con evidenti differenze riscontrabili nelle pieghe e nelle parti meno esposte alla luce. L’elevato grado di depolimerizzazione della seta evidente nei grembiuli, fazzoletti e scialli è visibile nelle aperture verticali o orizzontali dette a taglio con perdita della trama del tessuto originale. Nel caso di alcuni capi di abbigliamento di lana cotta si rilevano scuciture delle parti soprattutto nelle fogge dei cappelli e delle scarpe.
Informazioni sulla fruizione e orari di apertura
Le bambole sono attualmente conservate nei depositi del MUCIV-Museo delle Civiltà

