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Attività principali dell'istituzione

ETRU garantisce la tutela, la valorizzazione e l’accessibilità del patrimonio culturale di propria competenza; e ne promuove la conoscenza presso il pubblico e la comunità scientifica, e favorendone la fruizione.

ETRU, sia con risorse interne sia in collaborazione con partner nazionali e internazionali, assicura la valorizzazione del patrimonio mediante l’organizzazione di mostre e convegni, la promozione della ricerca scientifica e la comunicazione al pubblico di tali attività, incentivando una partecipazione attiva della comunità scientifica e dei cittadini e sviluppando stretti legami con il territorio, in particolare con i siti, gli enti e gli istituti di provenienza delle collezioni.

Il Museo ETRU mira a costituire una rete integrata tra siti ed enti culturali volta a favorire la crescita culturale e sociale e lo sviluppo economico delle realtà territoriali che le sue raccolte rappresentano, incoraggiando la formazione di comunità patrimoniali nello spirito indicato dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005).

Estratto dall’ Art. 2 dello STATUTO di ETRU Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

COSTO COMPLESSIVO 2.600,00 €

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DESCRIZIONE INTERVENTO

Questo eccezionale vaso rituale, utilizzato durante le cerimonie religiose per il rituale della libagione, ossia dello spargimento di vino, olio o altre sostanze in onore delle divinità, proviene dal Santuario meridionale del complesso sacro e portuale di Pyrgi, il porto dell’antica Caere (Cerveteri). Di dimensioni insolite (41 cm di diametro) rispetto a tutti gli esemplari noti di questo tipo di contenitore, si tratta di un autentico “pezzo d’autore” e si ritiene che fosse un dono “comunitario” offerto dagli abitanti di Caere alle divinità venerate nel santuario meridionale (Demetra, Kore, l’etrusca Cavatha, e il suo compagno infero Sur).

A un certo punto della storia del Santuario Meridionale (poco dopo il 384 a.C., data del saccheggio del santuario da parte di Dionigi tiranno di Siracusa), questo pregiatissimo vaso fu frantumato e disperso, insieme a una massa sterminata di altri materiali, prevalentemente ceramici e databili nella prima metà del V e non oltre la metà del IV secolo a.C., in precedenza accumulati all’interno di vari depositi presenti nell’area sacra meridionale e che erano sia doni offerti dai frequentatori alle divinità che vi si veneravano, sia strumenti connessi con i culti e i rituali che vi si praticavano.  

Il delicato stato conservativo e le precarie condizioni in cui si trova rendono difficile la lettura e la compresione dell'affascinante storia raccontata nel fregio decorativo esterno che richiama una straordinaria rappresentazione dell'uccisione dei Proci. L'intervento proposto prevede la riproduzione fedele del pezzo con particolare riguardo alla ricostruzione delle scene raffigurate. L'obiettivo è quello di offrire una migliore leggibilità dell'opera a beneficio del pubblico di visitatori, compreso il pubblico dei giovanissimi attraverso mirate attività didattiche. Il Museo ha già avviato un progetto di rilettura dei contenuti figurati come da questo video-racconto a cura di Maria Paola Guidobaldi. 

Questa phiale proviene dalla Grecia, e in particolare dall’Attica, la regione di Atene, e la si ritiene opera del Pittore di Brygos che l’avrebbe realizzata intorno al 470-460 a.C. La decorazione figurata che si dispiega nella parte alta del vaso, malgrado le vastissime lacune dovute alla volontaria distruzione in antico consente di riconoscere, sul lato interno, una scena di simposio, con coppie di convitati ed etere morbidamente adagiati sui letti conviviali e in vari atteggiamenti e sul lato esterno una rarissima rappresentazione della reggia di Itaca ove Odisseo, superata la prova con l’arco, ha appena compiuto la strage dei Proci. Si intuiscono infatti tavoli e vasi del banchetto rovesciati, gambe di personaggi in fuga, mani e braccia di vittime che pendono dai letti e addirittura la testa dell’indovino Leiodes, recisa da un secco colpo di spada e rotolata a terra nella polvere “mentre ancora parlava”, particolare omerico (Odissea, XXII, versi 310-329) che il Pittore di Brygos rende mirabilmente dipingendo, come in un fumetto, una serie di lettere che fuoriescono dalla bocca.