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Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto

La chiesa di San Tiburzio, edificio ricostruito nel 1722-23 da Edelberto dalla Nave (1681-1742) sul luogo della precedente chiesa di fondazione medievale, con pianta a croce greca desinente da un tiburio ottagonale, rappresenta un significativo esempio di architettura tardo-barocca parmense.

L’Oratorio è di piccola ma elegante forma con una pregevole pianta centrale ed è sormontato da un tiburio poligonale. L’interno presenta forma ottagona. La struttura dell’Oratorio è in muratura, così la volta. La copertura è composta da orditura primaria e secondaria in legno, con sovrastante manto di copertura in coppi. Lattoneria in rame. La pavimentazione è in quadrotti di marmo bicolori, le colonne sono rivestite in stucco a “finto marmo”, le pareti interne sono intonacate e tinteggiate.

Il progetto per San Tiburzio, che si inseriva dunque in un programma farnesiano di rinnovamento urbano, che interessava altre importanti strutture religiose, presenta caratteri ricorrenti nell’opera dell’architetto: la pianta ad ottagono schiacciato con cupola ovale, le aperture mistilinee e le deformazioni in curva delle trabeazioni interne.

I dipinti a fresco e ad olio all’interno dell’Oratorio furono eseguiti tra il 1722 ed il 1723 da Giuseppe Dalla Nave, fratello dell’architetto, ad eccezione della pala dell’altare maggiore realizzata da Clemente Ruta e raffigurante il Martirio di S.Tiburzio (ora nella chiesa di S.Vitale). Gli affreschi della cupola e dei pennacchi raffiguranti l’Assunta ed i quattro Evangelisti vennero restaurati da Giovanni Gaibazzi (1808-1888).

Soppresso il convento delle Convertite dall’ordinamento napoleonico nel 1810, l’Oratorio venne chiuso ed adibito a vari usi, tra cui quello di mascalcia. Fu riaperto nel 1885, dopo il restauro effettuato dalla Congregazione della Carità, che ne era divenuta proprietaria, su progetto dell’architetto Pancrazio Soncini (1831-1891).

Le statue che ornano la facciata, due ai lati della porta rappresentanti la Fede e la Carità, e le altre quattro poste sulla trabeazione, raffiguranti i SS. Filippo, Carlo, Nicola di Bari, Vincenzo de’Paoli, sono attribuite allo scultore parmigiano Agostino Ferrarini (1808-1898), così come le quattro statue raffiguranti le Virtù Cardinali conservate all’interno.

L’Oratorio fu chiuso nuovamente nel 1913 e restituito al culto, dopo importanti restauri, solo nel 1945 per il servizio religioso degli universitari. Nel 1946 fu ceduto alla Congregazione di san filippo Neri al Seminario Vescovile di Parma. Nel 1977 infine l’Oratorio sconsacrato fu retrocesso per donazione, da parte del Seminario Vescovile, agli IRAIA – Istituti Riuniti di Assistenza per Inabili ed Anziani, trasformatesi nell’anno 2007 in Ad Personam – ASP del Comune di Parma ed attuale proprietario.

Informazioni sullo stato della conservazione

L’edificio complessivamente si trova in buono stato di conservazione per quanto attiene le parti strutturali, mentre necessita di significativi interventi conservativi e di restauro in relazione alle facciate ed agli elementi decorativi e scultorei delle stesse. In alcuni casi il precario stato di conservazione delle statue poste nelle nicchie in facciata ed il loro avanzato degrado ha costretto alla loro protezione mediante la chiusura in casserature lignee. Sono presenti estese forme di deterioramento “fiosiologiche” dei manufatti lapidei esposti in ambiente esterno, quali copiosi depositi superficiali incoerenti e concrezionati di particellato atmosferico, con formazione di croste “dendritiche”, nere per inglobamento di materiale carbonioso da inquinamento di origine antropica, patina biologica e nidi di insetti, presenza di diversi tinteggi corrispondenti ad altrettante revisioni della facciata che intasano la profondità e la nettezza degli intagli, abrasioni e scalfiture superficiali causate dall’appoggio dei volatili, perdita di coesione e conseguente disgregazione della matrice lapidea e caduta di materiale costitutivo in corrispondenza delle parti più esposte, lacune ed in alcuni casi parti mancanti.

Informazioni sulla fruizione e orari di apertura

L'edificio viene aperto al pubblico in modo occasionale, in concomitanza all'allestimento di mostre temporanee o per specifici eventi correlati a manifestazioni culturali, festival, eventi territoriali di rete della città di Parma.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

COSTO COMPLESSIVO 50.000,00 €

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DESCRIZIONE INTERVENTO

L’intervento da avviare si configura quale restauro conservativo degli elementi scultorei e decorativi della facciata principale, comprensivo di significative operazioni di consolidamento da attuarsi in situ tramite allestimento di ponteggio.

Nel dettaglio si procederà alle seguenti operazioni:

  • trattamento biocida di tutte le superfici a contrasto della microflora, con irrorazione di specifico biocida;
  • in corrispondenza delle zone in discreto stato di conservazione, rimozione dei depositi incoerenti mediante pennelli morbidi e blanda aspirazione;
  • preconsolidamento della matrice lapidea con consolidante inorganico percolato a siringa in cavillature, fessure e soluzioni di continuità per rendere le superfici “trattabili”;
  • dato il tempo al consolidante di agire, risarcimento dei difetti di coesione del materiale costitutivo mediante applicazione di consolidante inorganico ad impregnazione sino a rifiuto;
  • risarcimento dei difetti di adesione delle scagliature e/o porzioni fessurate, ricorrendo a diverse metodologie in ragione delle tipologie dei distacchi;
  • pulitura di tutte le superfici;
  • verifica dei sistemi di ancoraggio e di appoggio delle statue e conseguente intervento di messa in sicurezza,
  • risarcimento di tutte le fessure, crepe, soluzioni di continuità e lacune con malta di calce aerea di opportuna cromia e granulometria;
  • trattamento degli elementi metallici in ferro, con eliminazione dei prodotti di corrosione e stesura di specifico protettivo;
  • allestimento di un sistema di allontanamento volatili