Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto
Il dipinto raffigura la Madonna dell’umiltà, i santi Giovanni Battista e Paolo e l’incontro dei santi Domenico e Francesco; nella cornice compaiono invece quattordici serafini.
Grazie a un’iscrizione presente sul retro della tavola, sappiamo che l’opera fu acquistata a Firenze nel 1786 dal marchese Tacoli Canacci. Probabilmente appartenne al più antico nucleo di dipinti “primitivi” spediti a Ferdinando di Borbone l’anno seguente, tuttavia, a causa di alterne vicende, entrò in Galleria solo nel 1843. Relegata quasi subito nei depositi, fu riconosciuta di mano dell’Angelico dal Cavalcaselle nel 1862, anno a partire dal quale prende il via una complessa vicenda attributiva, oggi risolta in favore dell’Angelico e per la quale si rimanda all’ampia letteratura sull’opera.
Oltre alla parte dipinta, il supporto comprende una fascia in basso (dove poteva trovar posto un ulteriore listello decorato con serafini o una predella) e un’alta superficie centinata nella parte superiore che doveva essere coperta da un importante coronamento cuspidato, forse comprendente altre parti dipinte.
In alcune fotografie storiche l’opera era inserita in un tabernacolo goticheggiante risalente con ogni probabilità al Tacoli Canacci, eliminato con un restauro nell’immediato dopoguerra.
Non conosciamo la struttura nella quale la tavola era originariamente inserita e non ne conosciamo la provenienza. Per entrambe le questioni la critica ha formulato varie ipotesi, la più recente delle quali, espressa in occasione della recente mostra di Palazzo Strozzi, la presume inserita in un tabernacolo all’estero dell’Ospedale di San Paolo a Firenze.
Informazioni sullo stato della conservazione
La complessa vicenda attributiva, che in passato ha indotto alcuni autori a negare la paternità dell’opera all’artista, in favore soprattutto di Zanobi Strozzi, potrebbe dipendere dal cattivo stato di conservazione della tavola, dovuto alla consunzione e allo svelamento della superficie pittorica e a presunti rifacimenti, che ne comprometterebbero la lettura. In particolare l’apparente negazione di una costruzione dello spazio razionale, che indurrebbe le figure a “galleggiare nello spazio” e considerata da alcuni autori incompatibile con la produzione angelichiana, sarebbe in realtà il risultato, appunto, di questi rifacimenti.
L’opera ha subito un restauro nel 1907 (Filippini G.). Inoltre è stato realizzato un intervento ben documentato, nel 2011, in occasione della mostra parigina “Fra Angelico”, Museo Jacquemart André, settembre 2011-16 gennaio 2012.
L’opera presenta alcune criticità dal punto di vista conservativo e su tutta la superficie sono ben visibili accumuli di vernice inscuriti e ritocchi alterati.
Informazioni sulla fruizione e orari di apertura
Da martedì a domenica 9.00 - 19.00. Lunedì chiuso

