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Attività principali dell'istituzione

Il museo, divenuto nel 2015 istituto autonomo a seguito della riforma Franceschini, ha una propria autonomia tecnico-scientifica, contabile e amministrativa. Svolge funzioni di tutela e di valorizzazione delle raccolte in consegna, che sono costituite principalmente da dipinti della scuola veneta realizzati dal XIII al XIX secolo. Negli ultimi anni le Gallerie hanno intrapreso un ambizioso progetto di restauro della struttura e di raddoppio della superficie espositiva dopo che l'Accademia di Belle Arti è stata trasferita agli Incurabili, liberando molti spazi al piano terra del complesso. L'allestimento delle sale al piano terra, completato interamente nell'estate del 2021, consente al pubblico di fruire a pieno della pittura del Sei-Ottocento, mentre il protrarsi del cantiere di restauro al primo piano comporta la chiusura al pubblico di alcune sale  dedicate alla pittura dei secoli XII-XVI. Il museo si è dunque trovato ad investire negli ultimi anni molte risorse ed energie nei nuovi allestimenti e nella progettazione di nuovi apparatti didattici e così pure nel miglioramento dei servizi collegati alla fruizione. Nei prossimi anni intende riprendere l'attività di progettazione e realizzazione di mostre temporanne di arte antica. 

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

IMPORTO 35.000,00 €

DESCRIZIONE INTERVENTO

Il progetto consiste nell’allestimento di un laboratorio temporaneo di restauro in una sala del museo, un cosiddetto “cantiere aperto”, visibile al pubblico, che permetterà di coinvolgere i visitatori nello svolgimento delle operazioni di restauro alla Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini.Il cantiere verrà predisposto nell’abside maggiore della ex Chiesa della Carità, parte integrante del museo, che ospita la sala XXIII destinata ad accogliere nel nuovo allestimento un percorso tematico e cronologico sull’evoluzione della pala d’altare, dai polittici alle pale a superficie unificata, di cui la Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini costituirà una straordinaria conclusioneL’abside verrà compartimentata rispetto al resto della sala con un setto di separazione che consentirà lo svolgimento delle lavorazioni con adeguata riservatezza per i restauratori, ma sarà dotato di una porzione trasparente che renderà le operazioni visibili da parte dei visitatori del museo.L’interno del cantiere sarà allestito con un pavimento supplementare, che assicuri la piena planarità, spesso non concessa dai pavimenti veneziani, per lo svolgimento delle movimentazioni in sicurezza e il corretto appoggio del cavalletto di sostegno dell’opera durante il restauro, e che preservi anche il pavimento originale dall’usura del calpestio durante il lavoro.Le finestre ogivali dell’abside saranno dotate di sistemi oscuranti per consentire lo svolgimento delle campagne fotografiche necessarie a documentare l’evolversi delle lavorazioni; anche le pareti dell’abside saranno uniformate con rivestimenti per assicurare uno sfondo omogeneo e facilitare le riprese di un’opera così grande.L’interno del box di cantiere sarà dotato inoltre di attrezzature e dotazioni per mantenere ordinato e sicuro l’ambiente di lavoro.La parte esterna della compartimentazione recherà dei testi sulla storia dell’opera e sulle ragioni dell’intervento; sarà inoltre allestito uno schermo tramite il quale sarà possibile condividere contenuti via via aggiornati sullo svolgimento delle lavorazioni e sul prosieguo dell’intervento.

L'intervento sarà sostenuto per un importo pari a € 21.785,78 con le erogazioni residue provenienti dall'intervento di Restauro dell'opera Cosmè Tura, Madonna col Bambino, (detta Madonna dello zodiaco).

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA CHIUSA


RACCOLTA FONDI

Raccolta chiusa

Raccolta chiusa

FASE ATTUATIVA

Lavori in corso

IMPORTO 400.000,00 €

 slide
DESCRIZIONE INTERVENTO

La mostra, che si terrà alle Gallerie dell'Accademia di Venezia dal  1 settembre al 3 dicembre 2023 ed è curata da Roberta Battaglia, Sarah Ferrari e Antonio Mazzotta, è volta ad approfondire la produzione giovanile dell’artista cadorino e a dare nuova luce ad un dipinto appartenente a questo periodo, conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia: il Tobiolo e l’arcangelo Raffaele. A detta di Giorgio Vasari - che pur si confonde sull’ubicazione dell’opera, indicata a San Marziale  (dove stava un altro Tobiolo e l’arcangelo di Tiziano, oggi alla Madonna dell’Orto) invece che a Santa Caterina da dove proviene -   il dipinto fu eseguito da Tiziano nel 1508 “mentre Massimilano imperadore faceva guerra ai Viniziani”. Nella misura in cui si accetti questa data precoce, la sua importanza aumenta vertiginosamente, in quanto verrebbe a costituire una testimonianza precoce della fortuna di Michelangelo in  laguna: è infatti evidente che nel corpo possente dell’arcangelo, nel dinamismo e nel gesto del braccio muscoloso ci sia una conoscenza della Battaglia di Cascina, la grandiosa composizione che il Buonarroti aveva approntato nel 1504-1505 per la Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Vecchio, e che – mai realizzata su parete – pur allo stadio di cartone aveva avuto modo di diventare, insieme alla Battaglia di Anghiari di Leonardo per lo stesso ciclo decorativo, “la scuola del mondo” (secondo la famosa definizione di Benvenuto Cellini).

È nata dunque l’idea di realizzare una mostra intorno al capolavoro giovanile tizianesco, in modo da valorizzarlo al massimo e da restituirgli il posto che gli spetta nella storia dell’arte, all’alba della “maniera moderna”.Le collezioni delle Gallerie dell’Accademia sono già di per sé ricche di dipinti coevi che dialogano con il Tobiolo, ma una scelta mirata di opere esterne (dipinti, ma anche disegni e stampe) che spieghino gli ‘ingredienti’ dell’opera, dalle sue componenti giorgionesche, a quelle michelangiolesche ma anche a quelle düreriane, rivelerebbe al pubblico e agli studiosi molti aspetti nuovi e sorprendenti. Nell’opera sono incarnate poi quelle qualità prettamente tizianesche che hanno visto l’artista cadorino, “non avendo egli allora appena venti anni”, inaugurare proprio nell’anno 1508 la propria carriera pubblica a Venezia: risalgono infatti a quell’anno i suoi affreschi per la facciata della merceria del Fondaco dei Tedeschi, oggi purtroppo quasi totalmente perduti, ma rievocabili attraverso i lacerti staccati nell’Ottocento e anche attraverso le copie ad acquerello e le incisioni di traduzione. Il percorso della mostra, composto di un numero ridotto di opere (circa 25/30), sarà serrato e pregno di rimandi visivi, secondo un filo narrativo che metterà in dialogo ciò che viene prima con ciò che viene dopo, in modo da raccontare una storia sul periodo forse più decisivo della storia dell’arte veneziana (e certamente per la formazione e la carriera di Tiziano), tra il 1508 dei fatti già menzionati, il 1510 della morte di Giorgione e il 1511 degli affreschi della Scuola del Santo a Padova e della partenza di Sebastiano del Piombo alla volta di Roma.