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Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto

La testa in bronzo esposta al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, nota come “Testa del Filosofo”, fu rinvenuta nel relitto di Porticello, scoperto nel 1969 nelle acque settentrionali dello Stretto di Messina. Il carico della nave, affondata nel IV secolo a.C., conteneva anfore e numerosi frammenti di bronzo verosimilmente destinati ad essere fusi (parti anatomiche e una seconda testa, trafugata e poi rientrata a Reggio Calabria, nota come “Testa di Basilea”). Il relitto fu purtroppo oggetto di scavi clandestini e solo una parte del suo prezioso carico fu consegnata allo Stato da Giuseppe Mavilla, tra cui questo straordinario reperto. Nel 1970 le autorità locali, in collaborazione con l’Università di Pennsylvania, effettuarono uno scavo sistematico e scientifico che permise di portare alla luce altri reperti.Tra il 1972 e il 1981 la testa, insieme agli altri frammenti bronzei, è stata sottoposta ad un approfondito studio scientifico, cui è seguito l'intervento di restauro presso i laboratori dell’Istituto Centrale del Restauro.

La “Testa del Filosofo” è datata alla metà del V secolo a.C. e rappresenta un elevato esempio di ritrattistica greca, dotato di rara espressività ed elevata esecuzione tecnica. I dettagli suggeriscono che possa trattarsi della raffigurazione di un intellettuale quale Caronda (filosofo epicureo che le fonti ricordano come legislatore di Rhegion), o ancora un poeta (Esiodo) o una figura mitica (il saggio centauro Chirone).

La "Testa del Filosofo" è esposta  accanto ai Bronzi di Riace e alla "Testa di Basilea", costituendo in tal modo la più importante collezione di bronzistica greca a livello mondiale.

Informazioni sullo stato della conservazione

La testa del Filosofo, al momento del ritrovamento, risultava già mancante dell’occhio sinistro e di una porzione di capelli in corrispondenza della nuca; essa era inoltre ricoperta da uno strato spesso e coerente di sabbia, al di sotto del quale era presente una stratificazione di prodotti di corrosione, rimosso durante il restauro degli anni 80.

La testa presenta attualmente una colorazione particolarmente scura. Il confronto con la documentazione fotografica presente nell’archivio digitale dell’I.S.C.R., per quanto solo qualitativo, porta a concludere che l’attuale aspetto della testa sia determinato in modo significativo dai composti utilizzati per il trattamento protettivo. Nella zona posteriore sono presenti microcristallizzazioni di colore verde azzurro. Si ricorda che il reperto non ha subito, durante il precedente restauro, il trattamento di stabilizzazione della corrosione con Benzotriazolo, risultando pertanto particolarmente sensibile alle condizioni termo-igrometriche.

Informazioni sulla fruizione e orari di apertura

Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio, affacciato sulla centrale piazza De Nava e a breve distanza dall'imbocco del lungomare "I. Falcomatà", è un edificio progettato, fra i primi in Italia, ai soli fini dell'esposizione museale; è opera di Marcello Piacentini, uno dei massimi architetti del periodo fascista, che lo concepì in chiave moderna dopo aver visitato i principali musei di Europa.

Il 30 aprile 2016 è stato inaugurato il nuovo allestimento dell'esposizione permanente, sviluppata su quattro livelli con oltre 200 vetrine e migliaia di reperti. Il Museo ospita al suo interno almeno due mostre temporanee, continuamente rinnovate.

Il Museo, diretto dal dott. Carmelo Malacrino, è aperto dal martedì alla domenica con orario continuato dalle 9.00 alle 20.00.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA CHIUSA


RACCOLTA FONDI

Raccolta chiusa

Raccolta chiusa

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

COSTO COMPLESSIVO 10.000,00 €

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DESCRIZIONE INTERVENTO

Il progetto di restauro consisterà principalmente nella rimozione degli strati di protettivo, applicati durante gli interventi precedenti, e nel trattamento stabilizzante con Benzotriazolo, con conseguente controllo della sua efficacia in camera umida, previa rimozione delle corrosioni incoerenti. Ci si riserva, nel corso del restauro, di rimuovere sia le concrezioni residue, con l’ausilio di mezzi meccanici e chimici, sia le integrazioni già in opera, là dove siano ritenute non idonee. Il trattamento protettivo finale verrà effettuato con cera microscristallina.

Il restauro verrà preceduto da uno studio scientifico atto ad ampliare le conoscenze sui materiali, sulla tecnica esecutiva e sui fenomeni di degrado. In particolare verranno effettuati esami spettrofotometrici, sezioni metallografiche e spettroscopia a fluorescenza X.