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Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto

L’intervento di restauro interessa gli affreschi che decorano le lunette e i peducci del Chiostro di S. Antonino del Museo di S. Marco, edificato da Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi tra il 1437 e il 1443.

Il ciclo pittorico raffigura le Storie di S. Antonino, la sua esecuzione prese avvio a partire dal 1602 come riporta il Libro di Consigli nell’Archivio del Convento di San Marco in cui risulta che i frati domenicani decisero di dipingere a fresco alcune storie di S. Antonino “a requisizione et spesa” di alcuni nobili cittadini fiorentini.

Diverse furono le famiglie, legate al convento, che risposero al loro appello come i nobili Salviati, i Berardi e gli Alessandrini. Se l’avvio del ciclo pittorico è databile ai primi anni del Seicento, la sua conclusione deve spingersi verso la fine del Seicento fino a lambire il Settecento, all’epoca in cui anche a Firenze era forte l’influenza della pittura di Luca Giordano. Numerosi furono gli artisti che parteciparono e che possiamo considerare tra i maggiori esponenti della storia dell’arte seicentesca fiorentina. Lavorando in modo autonomo, ma collaborando secondo la propria personalità alla narrazione delle Storie, ciascuno artista ha adottato la medesima impaginazione contrassegnata dalla presenza della scena principale, inquadrata all’interno da una cornice accompagnata in basso dallo stemma della famiglia committente e da una iscrizione esplicativa.

Tra gli artisti principali più attivi nella prima metà del Seicento, occorre sottolineare in particolare la presenza di Bernardino Poccetti a cui si riferiscono stilisticamente diverse lunette del ciclo pittorico, ma è possibile citare anche gli interventi di Matteo Rosselli, Fabrizio Boschi, Michele Conganelli, Ludovico Buti, allievo di Santi di Tito, e infine di Alessandro Tiarini, che si formò presso la bottega del Passignano a Firenze, nonostante fosse bolognese di origine. Nella seconda metà del Seicento, invece, sono documentati Giovanni Battista Vanni e Pier Dandini, allievo di Vincenzo Dandini.

Informazioni sullo stato della conservazione

Nel corso degli anni Novanta del Novecento, il ciclo pittorico è stato interessato da un esteso intervento di restauro che però ha riguardato solo gli affreschi di tre lati del Chiostro. Il quarto, quello nord, sebbene oggetto di un vecchio restauro risalente agli anni immediatamente successivi all’alluvione di Firenze che ha comportato lo strappo e il trasporto di alcuni affreschi su pannelli di masonite, al momento si trova in una situazione conservativa piuttosto precaria. Per tale ragione, non esiste una condizione conservativa omogenea, ma tutte le superfici presentano fattori e tipologie di degrado fra loro difformi con diversi livelli di priorità. In alcuni casi, le superfici si caratterizzano per la presenza di depositi incoerenti di polvere, macchie di guano da piccione, piccoli sollevamenti, altre volte invece sono presenti situazioni più serie come fessurazioni, anche profonde, distacchi, spanciamenti dell’intonaco o deformazioni del supporto.

Informazioni sulla fruizione e orari di apertura

Da martedì a domenica, dalle 8:30 alle 13:50 (ultimo ingresso ore 12:45).
Chiuso tutti i lunedì, la quinta domenica del mese, 1° gennaio, 25 dicembre. 

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

IMPORTO 100.000,00 €

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DESCRIZIONE INTERVENTO

L’intervento di restauro interessa il recupero di tutte e cinque le lunette della parete Nord del Chiostro maggiormente degradate con un peduccio affrescato raffigurante un frate domenicano in precario stato di conservazione. Si tratta complessivamente di cinque lunette realizzate da più mani. A Bernardino Poccetti si riferiscono le scene con S. Antonino si presenta al Papa Eugenio IV in qualità di ambasciatore e Sant’Antonino ottiene la grazia della fecondità alla moglie di Dante da Castiglione; a Pier Dandini le storie con Sant’Antonino somministra i sacramenti agli appestati e Sant’Antonino e l’avido contadino, infine a Matteo Rosselli il Transito di Sant’Antonino.

A seguito di un accurato esame autoptico e della mappatura delle principali forme di degrado, l’intervento sarà finalizzato al ripristino delle condizioni di stabilità materica e al miglioramento della leggibilità complessiva del ciclo pittorico. Nelle aree in cui si riscontreranno fenomeni di decoesione, pulverulenza o sollevamento della pellicola pittorica, saranno eseguite operazioni di preconsolidamento e consolidamento puntuale: le porzioni di intonachino caratterizzate da disgregazione della matrice minerale saranno trattate con prodotti consolidanti a base di leganti inorganici compatibili con la natura dei materiali originari. Eventuali distacchi tra i diversi strati di intonaco saranno riadesi mediante infiltrazioni di miscele da iniezione a base di calce idraulica. Le lacune saranno colmate con stuccature a base di grassello di calce e sabbie silicee lavate e setacciate. La reintegrazione pittorica sarà eseguita con materiali reversibili e tecniche riconoscibili, adottando i criteri del sottotono e della selezione cromatica ad acquerello. L’abbassamento di tono consentirà di attenuare l’impatto visivo delle lacune, mentre la selezione cromatica, realizzata mediante velature e sottili tratteggi, permetterà di ristabilire la continuità percettiva dell’immagine senza introdurre ricostruzioni arbitrarie e mantenendo sempre distinguibili le integrazioni a distanza ravvicinata.