Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto
La torre civica di Lombriasco è situata all’angolo tra Piazza della Rimembranza e via Cesare Ponte, all’interno del centro storico del paese. L’edificio è sottoposto a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004 ed è vincolato dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Provincia di Torino.
L’attuale torre sorge in sostituzione di un più antico campanile, risalente almeno al XVII secolo, di forma bassa e quadrata, impostato su un arco basso in continuità con le antiche mura del recinto del castello. All’inizio dell’Ottocento tale struttura versava in condizioni statiche estremamente precarie, tanto da essere definita “minacciante rovina” e non più suscettibile di riparazioni. Già intorno al 1800 il suo stato di degrado era evidente e nel 1818 e nel 1820 il Consiglio comunale deliberò formalmente la necessità di sostituirla con una nuova torre civica; nel 1825, per motivi di sicurezza, venne anche interrotto il suono delle campane.
Per consentire la realizzazione della nuova torre, nel 1820 il Comune deliberò l’acquisto e la demolizione della casa del signor Giolitti e la vendita di circa quindici giornate di terreno, oltre ad altri appezzamenti, per finanziare l’opera. Nel 1825 l’incarico per il progetto fu affidato all’architetto torinese Andrea Cattaneo, che predispose una nuova torre civica prevedendo il recupero dei materiali provenienti dalla demolizione del campanile preesistente. Nel 1827 venne approvata la demolizione della vecchia struttura e nel 1830 il capitolato d’appalto, che definiva puntualmente le caratteristiche costruttive, comprese le fondazioni profonde, l’eventuale palificazione lignea e la predisposizione per il conduttore del fulmine.
I lavori, affidati alle ditte Maurizio Grosso e Antonio Fontana, ebbero presumibilmente inizio nel 1830. Il 30 agosto 1832 l’ingegner Rajneri collaudò la torre, che risultava strutturalmente completata ma ancora priva di alcune finiture; la conclusione definitiva dei lavori è collocabile intorno al 1834.
Nel corso del Novecento la torre è stata oggetto di numerosi interventi di manutenzione e adeguamento: nel 1942 a seguito di danni da fulmine, nel 1967 con una manutenzione generale e tinteggiatura, negli anni Settanta sulla lattoneria della cupola, nel 1984 con l’elettrificazione delle campane, nel 2004 con il restauro delle facciate e interventi interni e, infine, nel 2009 con l’installazione di una terza campana.
Informazioni sullo stato della conservazione
Nonostante l’intervento di restauro delle superfici esterne del campanile sia stato eseguito in tempi relativamente recenti, nel 2004, a distanza di circa vent’anni si sono nuovamente manifestati rilevanti fenomeni di degrado delle superfici esterne. Tali fenomeni risultano particolarmente evidenti su due dei quattro prospetti dell’edificio, in particolare su quelli d’angolo affacciati verso il viale alberato.
Il degrado si concentra in modo più marcato sui prospetti nord e ovest, dove le condizioni di esposizione agli agenti atmosferici risultano più sfavorevoli e contribuiscono ad aggravare lo stato di conservazione delle superfici. In particolare, la facciata nord è fortemente interessata da fenomeni di dilavamento delle superfici, associati a una lenta asciugatura dovuta alla scarsa esposizione solare e alla prolungata permanenza di basse temperature superficiali.
Le facciate esterne presentano un degrado diffuso, riconducibile principalmente ad attacchi di natura batteriologica e a un’estesa infestazione da muschi e licheni. Nei prospetti maggiormente colpiti tali fenomeni si manifestano sotto forma di evidenti concrezioni superficiali e di croste nere.
In via preliminare rispetto all’intervento di restauro, è stata condotta un’indagine conoscitiva sugli intonaci esterni, affidata alla ditta Ottaviano Conservazione e Restauro, con analisi eseguite dal dott. Alessandro Princivalle, geologo. L’indagine ha previsto uno studio chimico, stratigrafico e microscopico su tre campioni di materiale lapideo artificiale (intonaco), prelevati in corrispondenza del basamento e delle cornici maggiormente interessate dai fenomeni di degrado. Gli esiti delle analisi e la relazione conclusiva sono allegati alla presente.
Tutti i campioni analizzati hanno evidenziato la presenza di agenti biodeteriogeni, in particolare licheni crostosi, con formazione di croste nere riconducibili ad alghe aerofile, identificate come Verrucaria nigrescens. Tale forma di colonizzazione biologica provoca un degrado significativo delle superfici, con pitture fessurate e inquinate dalla crescita dei licheni, che tendono a insinuarsi nelle microfessurazioni, raggiungendo lo strato pittorico e, nei casi più gravi, la malta sottostante.
Sulla base delle indagini preliminari effettuate, prima di procedere all’intervento di restauro vero e proprio si rende necessario eseguire un trattamento preliminare inibitore e passivante, finalizzato alla completa rimozione delle croste nere e della patina biologica. Solo successivamente sarà possibile intervenire con le operazioni di consolidamento e con le reintegrazioni materiche e pittoriche. In particolare, le analisi condotte indicano l’opportunità di adottare un trattamento preliminare mediante l’impiego di sali quaternari di ammonio in miscela acquosa.
Informazioni sulla fruizione e orari di apertura
Sempre fruibile dall'esterno.

