Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto
Levanzo è la più piccola delle Isole Egadi, al largo della costa trapanese. Attraversandola fino alla sua punta settentrionale si raggiunge Capo Grosso, un promontorio roccioso aperto sul mare. Qui il faro, già attivo nel 1858, segnala la posizione dell’isola alle imbarcazioni. La sua torre bianca è un punto di riferimento per chi naviga e uno dei segni più riconoscibili del paesaggio di Levanzo.
La storia del faro risale agli ultimi anni del Regno delle Due Sicilie, quando lungo le coste siciliane si sviluppava la rete dei segnalamenti marittimi. Un progetto per Capo Grosso, firmato da Nicolò Diliberto D’Anna nel 1857, è documentato negli inventari archivistici. La torre cilindrica è alta 12 metri; la luce si trova a 68 metri sul livello del mare. Il bianco dell’intonaco e la posizione elevata rendono il faro ben visibile sullo sfondo della costa rocciosa.
Attorno alla torre si sviluppa un piccolo complesso costruito per il funzionamento del segnalamento e per la vita del personale: il corpo principale, quattro fabbricati accessori, un cortile interno e bassi muri in pietra. Uno degli edifici minori ha una particolare pianta triangolare. Questi spazi raccontano la dimensione quotidiana del faro: il lavoro necessario a mantenere la luce accesa e la vita di chi abitava un luogo lontano dal centro dell’isola. La semplicità degli edifici riflette le esigenze pratiche per cui furono costruiti.
Il promontorio si affaccia anche su un tratto di mare di grande interesse archeologico. Nei fondali davanti a Capo Grosso sono stati trovati ceppi d’ancora riferiti alla flotta romana; più al largo, a nord-ovest di Levanzo, rostri ed elmi della battaglia delle Egadi del 241 a.C., che concluse la Prima guerra punica. Qui la storia della navigazione ha lasciato tracce sulla terra e sotto il mare.
Nel 2014 il complesso e la strada di accesso sono stati riconosciuti come bene di interesse culturale. Oggi il faro continua a svolgere la sua funzione di segnalamento, mentre gli edifici storici attendono di essere recuperati.
Informazioni sullo stato della conservazione
Il complesso del Faro di Capo Grosso si conserva in modo diverso nelle sue parti. La torre e la lanterna restano operative e si presentano in buone condizioni. Il segnalamento è oggi automatico e alimentato da pannelli solari.
La situazione degli altri edifici è più delicata. Dopo l’automazione del faro, il corpo principale, un tempo abitato dal personale, e i quattro fabbricati accessori hanno perso le loro funzioni originarie. L’esposizione al vento, alla pioggia e alla salsedine, insieme alla mancanza di manutenzione, ne ha favorito il deterioramento. Uno degli edifici accessori è oggi parzialmente distrutto.
Sulle murature esterne si osservano fessurazioni e distacchi degli intonaci, oltre a segni di umidità. Le coperture presentano infiltrazioni d’acqua e gli infissi deteriorati non proteggono più adeguatamente gli ambienti interni.
Nonostante il degrado, l’organizzazione del complesso è ancora leggibile. Si distinguono la torre, il corpo principale, gli edifici di servizio e il cortile interno. Gli edifici storici richiedono interventi di restauro e messa in sicurezza prima di poter essere aperti alle visite.
Informazioni sulla fruizione e orari di apertura
Da oltre un secolo e mezzo, la luce di Capo Grosso orienta chi naviga nel mare delle Egadi. Con il recupero degli edifici storici, il complesso avrà una nuova funzione: custodire nel tempo la memoria delle opere scultoree.
Il faro diventerà la sede permanente di un Artficial Artvault, un ambiente digitale protetto destinato a custodire oltre 2.000 file 3D di opere scultoree del patrimonio artistico internazionale. Ottenuti attraverso la scansione, i file documentano la forma e i dettagli delle opere. Proteggerli significa dare a quelle forme una possibilità in più di attraversare il tempo.
Artvault non è un museo tradizionale né una collezione liberamente consultabile. È pensato come un luogo di custodia. Il progetto prevede inoltre un programma di residenze per ricercatori e protagonisti della scena scientifica e culturale internazionale: uno spazio in cui lavorare, incontrarsi e sviluppare nuove idee.
Attualmente il complesso non è visitabile. Dopo il restauro, l’accesso avverrà attraverso aperture programmate; date e orari saranno comunicati in base al calendario delle attività e alla disponibilità degli spazi.

