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Attività principali dell'istituzione

Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro è una società consortile riconosciuta e sovvenzionata dal Ministero dei Beni Culturali e dalla Regione Campania. È nata nel 2015 dalla fusione di due diverse strutture, l’impresa di produzione Ente Teatro Cronaca fondata da Mico Galdieri nel 1959 e l’associazione culturale Vesuvioteatro fondata da Geppi Liguoro e Dora De Martino nel 1996.

La fusione ha creato una nuova sinergia in grado di affrontare le sfide del teatro italiano e coniuga la passione per la ricerca e il sostegno ai nuovi talenti con quello ad artisti di fama amati dal grande pubblico, in un’ottica di trasversalità e universalità di sguardi sul teatro. Esplorare la drammaturgia contemporanea consolidata o emergente, rivisitare i classici, affrontare i grandi temi dell’attualità, creare occasioni di incontro tra le arti scoprendo le immense potenzialità delle performance multidisciplinari: questi i cardini della strategia costante della nostra programmazione tesa al raggiungimento di un pubblico trasversale.

Siamo fortemente convinti che una formazione storica come la nostra abbia il dovere di offrire all’universo spesso troppo segmentato dell’audience un orizzonte di possibilità multiforme, al fine di consolidare rapporti già stabiliti e intercettare nuovi interessi, crediamo in un teatro necessario in cui i nostri spettatori possano identificarsi e riconoscersi sempre.

Direzione artistica di Giulio Baffi.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

IMPORTO 54.000,00 €

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DESCRIZIONE INTERVENTO

Nuova Opera - Nuova Produzione 2026-2027

E ANDAMMO A BERLINO

testo Pierluigi Iorio, Manuela D'Angelo, Fabio Caressa

con Fabio Caressa e Pierluigi Iorio

regia: Pierluigi Iorio

produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

A vent’anni esatti dall’ultima vittoria della Nazionale italiana ai Campionati mondiali in Germania, questo spettacolo è un viaggio emozionante e ritmico attraverso tre decenni che hanno visto cambiare il mondo e le nostre abitudini, raccontati attraverso la lente del calcio da Fabio Caressa (per la prima volta in teatro) che, proprio in quel Mondiale del 2006, al termine della semifinale vinta contro i padroni di casa, pronunciò l’iconica frase “Chiudete le valigie: andiamo a Berlino”!

La narrazione, agile ma potente, si snoda attraverso tre momenti.
Gli Anni ’80, durante i quali il calcio, in quanto fenomeno sociale, era lo specchio di un'Italia ferita ma vitale. È il decennio delle passioni violente, dei mondiali vinti in Spagna, delle prime tv commerciali che portano un nuovo modo di raccontare il calcio e di una società italiana in piena trasformazione.

Gli Anni ’90, il decennio d'oro: i mondiali italiani che trasformano gli stadi in cattedrali, l'esplosione della Serie A con i fuoriclasse di tutto il pianeta, le sette sorelle, la Champions. È l'Italia delle pay-per-view, di un benessere apparentemente infinito.

Gli Anni 2000, il trionfo di Berlino: il quarto titolo mondiale, l'estasi collettiva, gli epici commenti di Caressa che entrano nella storia. Ma è anche il decennio dello scandalo di Calciopoli, della crisi economica che inizia a riflettersi sugli stadi, dell'addio a un'epoca.

La colonna sonora di questi tre decenni è curata da un DJ sul palco, che mixa le hit indimenticabili di ogni era creando un ponte emotivo, dinamico e diretto con il pubblico.

A “smitizzare” il flusso di ricordi, le incursioni sul palco di un attore- disturbatore; quasi una “contro-narrativa”, con battute, aneddoti e situazioni comiche che nascono dal contrasto tra l'epica sportiva e la realtà quotidiana.

In definitiva, “...E andammo a Berlino!” è un messaggio di speranza. Un’opera che restituisce la grandezza di quegli avvenimenti insieme con la spensieratezza, l'emozione pura di un gol, il senso di appartenenza a una comunità. Un racconto per chi quel viaggio l'ha fatto e vuole riviverlo; per chi non c'era e vuole capire come il calcio sia stato la colonna sonora della vita di un Paese. Perché tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sperato di “andare a Berlino”.

Pierluigi Iorio