Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto
Le bandiere appartengono ad una collezione di 17 bandiere delle Contrade del Palio di Siena, donate dal Comune di Siena e dal Magistrato delle Contrade nel luglio del 1938 a Vittorio Emanuele III Re d’Italia. Le bandiere erano sistemate in un cofanetto in legno, costruito da un ebanista senese, intarsiato con la dedica al Re e con gli stemmi di tutte le contrade, della città di Siena e di Casa Savoia. Attualmente sono conservate all’interno dei depositi del MUCIV-Museo delle Civiltà di Roma al quale furono donate, a loro volta, nel 1956 dall’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. La bandiera della Contrada Sovrana dell’Istrice è stata restaurata (dopo un’estrazione a sorte), grazie ad un progetto pilota di restauro partecipativo del Ministero della Cultura, promosso dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, con la collaborazione del MUCIV-Museo delle Civiltà, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Siena, dei Musei Nazionali di Siena, del Comune di Siena e del Magistrato delle Contrade. L’intervento fa parte di un più ampio progetto di tutela e salvaguardia della vita di Contrada, che ha portato il Ministero, nel 2024, a riconoscere il Palio di Siena quale espressione di identità culturale collettiva, parte del patrimonio culturale nazionale.
Le 16 bandiere in seta hanno quasi tutte una forma quadrata con le effigi araldiche delle contrade di riferimento. Le bandiere della Contrada del Drago, Contrada Imperiale della Giraffa, Contrada del Leocorno, Nobile Contrada del Nicchio, Contrada Capitana dell’Onda, Contrada della Pantera e Contrada della Selva, fanno parte del gruppo dei beni maggiormente a rischio, il cui restauro risulta prioritario. Le bandiere presentano le caratteristiche peculiari che contraddistingue questo tipo di manufatti, ovvero il non aver un diritto ed un rovescio e di essere quindi uguali sia sul fronte che sul retro, affinché il disegno e l’araldica rimangano sempre visibili durante le sbandierate. Questa caratteristica è resa possibile grazie alla peculiare tecnica di cucitura del punto a bandiera che viene eseguito su entrambi i lati creando una ribattitura di alcuni millimetri che forma un leggero spessore. Spesso l’effige o simbolo araldico è dipinto direttamente sulla seta, su un lato o al centro. Il cannone, l’asola che deve contenere l’asta, è solitamente un pennone colorato, ed è posto al vertice dove sono presenti i cosiddetti “pennacchi” che riuniscono tutti i colori della bandiera.
Informazioni sullo stato della conservazione
Le bandiere non sono in buone condizioni conservative. Evidente è il degrado fotocromatico della seta, dovuto molto probabilmente alla loro esposizione vent’ennale nel Salone d’Onore dell’attuale MUCIV-Museo delle Civiltà. I colori originali sono decaduti e restando visibili solo nelle parti meno esposte alla luce come, ad esempio, nei pennacchi del cannone. L’elevato grado di depolimerizzazione della seta di tutti i tessuti è visibile nei numerosi tagli e lacerazioni della trama ed è tale che spesso non è facile neanche la manipolazione. Il filato più sottoposto ad usura è quello dell’ordito, che ha fatto sì che le lacerazioni fossero sempre parallele al senso di trama. Il quadrato più esterno generalmente è completamente consunto, tanto che sono rimasti soltanto la seta che componeva l’orlo in due lati e qualche frammento attaccato al lato più interno.
Informazioni sulla fruizione e orari di apertura
Le bandiere sono attualmente conservate nei depositi del MUCIV-Museo delle Civiltà e saranno rese fruibili al termine del restauro.

