I contenuti pubblicati sono a cura dell’Ente beneficiario delle erogazioni liberali il quale dichiara che i dati trasmessi sono conformi all’ art. 1 – Art Bonus - Decreto Legge 31 maggio 2014, n. 83 e s.m.i.
L’Ente dichiara che il bene oggetto di erogazioni liberali è di interesse culturale ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs. 22 gennaio 2004 N.42 e s.m.i. (Codice dei beni culturali e del paesaggio).

Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto

Il grande abitato del X e IX sec. a.C. di Villamarzana, ubicato nel Medio Polesine, è stato scoperto alla fine degli anni ’60 del ‘900 e indagato a più riprese tra il 1970 e il 2009 sotto la direzione prima della Soprintendenza per le Antichità delle Venezie, poi della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Tra il 2022 e il 2024, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine”, finanziato dalla Fondazione CARIPARO e coordinato dalla Soprintendenza ABAP per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza, il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova ha effettuato nuove indagini di tipo interdisciplinare e, quindi, oggi, le caratteristiche e la traiettoria storica dell’insediamento sono definibili in modo più preciso. Il sito, ubicato su un dosso di origine fluviale prossimo all’antico corso del c.d. Po di Adria, presenta una forma irregolarmente semicircolare e occupa un’area di oltre 80 ettari. Il villaggio, esteso tra 30 e 40 ettari, mostra un’organizzazione interna regolare con canalette ortogonali che definiscono settori a destinazione sia residenziale, sia produttiva. Le abitazioni, rettangolari, isorientate e spesso articolate in più ambienti, avevano alzati in materiale deperibile messi in opera su bassi zoccoli in impasto argilloso semicrudo o realizzati con blocchetti di impasto cotto; i pavimenti erano in battuto; i focolari e i forni sempre in impasto argilloso. Le stesse tecniche costruttive erano impiegate per le strutture produttive. Alcuni indizi suggeriscono che il centro fosse cinto da un sistema di fossati che separavano l’area abitativa dalla campagna strutturata. L’economia primaria era basata sull’agricoltura, soprattutto cerealicola, e sull’allevamento; lo sfruttamento in senso alimentare delle piante e degli animali selvatici era invece minimo. Le attività artigianali maggiormente praticate erano la prodizione ceramica, la metallurgia del bronzo, la lavorazione dell’osso e del palco di cervo, la manifattura del vetro. Per la sua posizione strategica sull’asse del Po e per il suo legame strutturale con il vicino centro di Frattesina, hub di rapporti internazionali fin dalla metà del XII sec. a.C., Villamarzana giocò un ruolo chiave anche nel complesso network di scambi internazionali di cui il sistema medio-polesana fu uno snodo chiave fino all’inizio del IX sec. a.C., momento nel quale, per ragioni ancora da chiarire, collassò. Le peculiari caratteristiche decorative delle produzioni ceramiche suggeriscono infatti una forte apertura del sito verso l’Italia medio-tirrenica, in particolare l’Etruria; l’impiego sistematico di rame di provenienza trentina nell’industria metallurgica indica stretti contatti con il comparto centro-alpino; la presenza di ceramiche figuline dipinte di tipo protogeometrico denota un intenso dialogo con le regioni dell’Adriatico sud-orientale, soprattutto la Puglia.

Informazioni sullo stato della conservazione

L’abitato protostorico di Villamarzana è interamente sepolto e l’estesa area nella quale esso insiste, ubicata tra la SP24 a Nord e l’asse del Tartaro-Canalbianco a Sud, è da sempre contraddistinta da una vocazione quasi esclusivamente agricola. Nel tempo, gli interventi di bonifica dei terreni e di regimentazione delle acque, le attività di manutenzione di canali, fossi e scoline, gli episodi di livellamento dei campi imposti dalle caratteristiche geomorfologiche dell’area e le costanti arature hanno impattato in maniera piuttosto importante sui depositi archeologici. Sia i dati disponibili per gli scavi pregressi, sia quelli relativi alle indagini condotte dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova nel 2022-2024 nell’ambito del progetto CARIPARO “Prima Europa. La protostoria del Polesine”, coordinato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza, consentono tuttavia di affermare che, nel complesso, il loro stato di conservazione è ancora buono. Nell’ambito di quest’ultima serie di interventi, localizzati nella parte centrale del grande insediamento, a metà circa di Via Anconetta, è stato possibile in particolare appurare che sebbene gli strati più superficiali siano stati decapati degli spianamenti agrari e dalle arature, la stratigrafia è conservata per spessori che vanno da un minimo di m. 0,30 a un massimo di circa m. 1,00. Buono risulta anche lo stato di conservazione delle strutture, il che vale sia per i cordoli e per gli zoccoli in impasto argilloso degli edifici, sia per le installazioni a fuoco, soprattutto quelle a destinazione produttivo-artigianale.

Informazioni sulla fruizione e orari di apertura

Come detto nella voce precedente, oggi l’abitato protostorico di Villamarzana è interamente sepolto e la destinazione agricola dell’area in cui esso insiste non consente di renderlo fruibile al pubblico. Nel corso di ciascuna campagne di scavo effettuata tra il 2022 e il 2024 nell’ambito del progetto CARIPARO “Prima Europa. La protostoria del Polesine”, tuttavia, in collaborazione sia con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza, sia con il Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine (RO) sono state organizzate delle giornate aperte di visita guidata al cantiere di scavo indirizzate al grande pubblico e alle scuole della zona. Il percorso di visita al Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine comprende inoltre un’intera sezione dedicata al sito e la medesima è in via di rinnovamento grazie proprio ai risultati delle nuove indagini sopra citate. 

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

IMPORTO 18.000,00 €

L'intervento è a totale carico di una Fondazione bancaria ai sensi della Risoluzione n. 87/E del 15/10/2015 dell'Agenzia dell'Entrate.

 slide
 slide
DESCRIZIONE INTERVENTO

Nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine”, il contributo assegnato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo al Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova per le attività di ricerca e di valorizzazione previste sui siti archeologici di età protostorica di Villamarzana e S. Martino di Venezze sarà impiegato per vari interventi finalizzati alla protezione e al restauro di beni pubblici sui quali l’Università agisce come ente concessionario.

Poiché gli scavi archeologici programmati per il triennio 2026-2029 si collocheranno in piena continuità topografica con quelli effettuati nel triennio 2022-2025, verranno portati alla luce strutture e manufatti databili al periodo compreso tra l’ultima fase del Bronzo finale e l’inizio della prima età del Ferro (X-IX sec. a.C.); è possibile invece che le ricognizioni di superficie consentano di identificare reperti mobili appartenenti anche ad altre epoche, ma questa eventualità non modificherà in nulla le azioni volte alla protezione e al restauro dei beni oggetto di intervento.

In questo senso, le prassi che si seguiranno saranno le medesime sperimentate con successo nel triennio 2022-2025. Più nello specifico, i resti strutturali degli edifici e delle installazioni artigianali che si identificheranno – cioè zoccoli basali realizzati attraverso la messa in opera di impasti limo-argillosi crudi, semi-crudi e cotti, lacerti di pavimenti in battuto e di elementi lignei degli alzati, forni, fornaci, piastre di lavorazione, c.d. “vespai” ecc. –, dopo essere stati adeguatamente indagati e rilevati saranno coperti con stesure di materiali sintetici (geotessuto, ecc.) e di materiali inerti (sabbia, argilla espansa, ecc.). Successivamente, inoltre, le trincee di scavo saranno riempite con riporti di terreno fino al pieno ripristino dell’attuale piano di campagna e dell’altimetria locale al fine, come di prassi, di garantire il regolare svolgimento delle attività agricole cui l’area del sito è da sempre vocata.

Per quel che riguarda i materiali mobili, già sul campo i reperti ceramici – composti in larghissima misura da frammenti di vasi, ma anche da altri elementi funzionali alla preparazione e alla cottura dei cibi e da strumenti legati connessi alle catene operative artigianali – saranno sottoposti a lavaggio, primo intervento conservativo, consolidamento e, ove possibile, rimontaggio al fine di procedere alla loro riproduzione grafica e fotografica e, quindi, al loro studio. Gli eventuali ulteriori frammenti di ceramica figulina dipinta di tipo protogeometrico, così come gli oggetti in metallo, vetro, osso-palco di cervo, ecc. saranno invece sottoposti a operazioni di pulitura e conservazione di maggiore precisione in laboratorio. Il restauro sarà riservato soprattutto agli oggetti dotati di caratteri che ne consentano/consiglino l’esposizione museale.


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Fine Lavori

IMPORTO 30.000,00 €

 slide
 slide
DESCRIZIONE INTERVENTO

Al fine di garantire la protezione e la conservazione delle strutture abitative e di quelle a destinazione produttiva identificate, gli zoccoli di base degli edifici – composti da blocchetti di impasto argilloso cotto e semicotto – e le installazioni a fuoco – realizzate con stesure regolari di frammenti ceramici e materiale concottato – sono state coperte con spesse stesure di geotessuto, al di sopra delle quali sono stati collocati diversi corsi di sacchetti di sabbia, ulteriormente coperti da geotessuto; la protezione a geotessuto ha inoltre interessato anche le aree non occupate da strutture con la specifica finalità di preservare il deposito archeologico ancora non scavato; quest’ultimo, infatti, cela sicuramente altre evidenze analoghe a quelle sopra descritte e una notevole quantità di reperti mobili. In considerazione del fatto che l’intera area sulla quale insiste il sito ha da sempre una destinazione agricola – e che la medesima non si può interrompere –, sempre per ragioni di protezione e conservazione le trincee sono state conclusivamente richiuse mediante il riporto con mezzo meccanico di importanti volumi di terreno fino a completo ripristino dell’altimetria delle aree. Specifiche azioni di protezione, conservazione e restauro sono state del resto messe in campo – sia sullo scavo, sia in laboratorio –, anche sui reperti mobili recuperati. Più nello specifico, i circa 10.000 frammenti ceramici (vascolari e non), i manufatti in bronzo e le forme di fusione in pietra, sono stati sottoposti a pulitura e a primo trattamento conservativo e, dopo la fase di ricomposizione, gli elementi fittili meglio conservati e/o più significativi sono stati oggetto di consolidamento per impedirne l’ulteriore frammentazione. I circa 15 preziosi frammenti in stile protogeometrico sono stati invece restaurati. Particolare attenzione sul piano della conservazione è stata rivolta anche agli ecofatti – in particolare ai circa 5.000 i resti di fauna – che sono stati puliti e, ove possibile, rimontati.