Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto
L’arazzo, in lana e seta, raffigura Il banchetto di Psiche ed è attribuito alla “Manifattura della Grande Galerie du Louvre”, attiva a Parigi nella prima metà del XVII secolo. Ne è stata ipotizzata la realizzazione da parte di due importanti arazzieri, Girard Laurent e Maurice Dubourg, al servizio della manifattura reale durante le monarchie di Enrico IV e Luigi XIII: i modelli iconografici sono stati indicati nel repertorio del pittore fiammingo Michiel Coxcie (1497-1592), autore intorno al 1540 di una celebre serie dedicata alla "Favola di Amore e Psiche", tradotta in numerose incisioni. La scena è racchiusa entro una ricca bordura ornata di fregi, putti e ghirlande di fiori e mostra Psiche seduta al centro, di fronte a una tavola imbandita, con varie ancelle e giovani suonatori: il tutto è ambientato entro un’architettura di colonnati che lasciano intravedere il paesaggio circostante.
Questo arazzo entrò a far parte delle collezioni del Museo Nazionale del Bargello nel 1888, grazie al legato testamentario di Louis Carrand (1827-1888), celebre mercante francese stabilitosi a Firenze negli ultimi anni della sua vita.
Dei tre grandi arazzi posseduti dal Museo Nazionale del Bargello, tutti di provenienza Carrand, questo è l’unico ancora in attesa di restauro. E’ peraltro una delle opere meno note del museo, poiché solo in tempi assai lontani fece parte del percorso espositivo e da circa un secolo non è più stato visibile al pubblico. L’opera risulta menzionata in due saggi di Mercedes Viale Ferrero (Arazzi e tappeti antichi, Torino 1952, pp. 98-99, tav. 85; Gli arazzi, Milano1966, p. 109), ma verrebbe oggi a costituire un eccellente – pressoché inedito - oggetto di studio da parte degli specialisti del settore.
Una volta restaurato, l’arazzo potrebbe essere oggetto di una mostra, cioè di un evento espositivo all’interno del museo, tale da coinvolgere anche confronti con esemplari provenienti dalla stessa manifattura, o meglio ancora riconducibili ad una eventuale serie di appartenenza, da rintracciare in collezioni italiane, europee o internazionali.
Informazioni sullo stato della conservazione
Si tratta di un arazzo di grandi dimensioni, oltre 12 metri quadrati, il cui stato di conservazione è compromesso da vari elementi di degrado. Tra le cause più critiche sono i depositi coerenti e incoerenti che offuscano la superficie e che sono motivo della disidratazione delle fibre. L’opera è inoltre interessata dalla scucitura di numerosi stacchi, tagli, piccole lacune e porzioni di mancanza di trama, quest’ultime localizzate soprattutto in corrispondenza della trama in seta. Causa di degrado sono anche i numerosi interventi antichi, che in alcune zone hanno compromesso la stabilità strutturale del manufatto. Si renderà infatti necessaria una nuova supportazione dell’opera o il ripristino delle fasce di armatura esistenti, previa loro pulitura e consolidamento. Le operazioni di restauro si concluderanno con le fasi necessarie all’esposizione dell’arazzo, ossia l’applicazione di una fascia di sospensione con velcro nel lato orizzontale superiore, l’applicazione delle fasce di fodera e la foderatura del retro.
Sarà d’obbligo una campagna diagnostica mirata ad indagare la natura e lo stato di conservazione dei materiali originali e, soprattutto, dei precedenti interventi, sulla base dei quali poter definire la migliore metodologia per condurre l’intervento.
Il restauro verrà effettuato dal prestigioso Laboratorio del Settore arazzi e tappeti dell’Opificio delle Pietre Dure, sito presso la Sala delle Bandiere di Palazzo Vecchio. L’intervento richiederà circa 30 mesi di tempo, con il coinvolgimento di almeno 4 restauratrici specializzate.
Informazioni sulla fruizione e orari di apertura
https://bargellomusei.it/musei/museo-nazionale-del-bargello/

