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Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto

Questa importante collezione tessile, che consta di undici arazzi fiamminghi, è conservata nel Museo “Filippo Piersanti” di Matelica, presso l’omonimo Palazzo, edificato nel XV secolo e completamente ristrutturato nel XVIII secolo. Dimora della famiglia dal 1728, il palazzo fu destinato dagli ultimi discendenti a raccogliere le collezioni e le memorie del casato, in particolare quelle di mons. Venanzio Filippo Piersanti che, tra il 1718 e il 1761, svolse l'incarico di Maestro delle Cerimonie della Cappella Pontificia a Roma, servendo sei papi, da Clemente XI a Clemente XIII.

Nel 1901 la marchesa Teresa Capeci Piersanti donò il palazzo, unitamente al ricco contenuto di arredi e opere, al Capitolo e alla Parrocchia della Cattedrale di Matelica, secondo le volontà testamentarie del marito, il marchese Filippo Piersanti, ultimo erede della famiglia, sancendo così la nascita del Museo.

La raccolta degli arazzi, datati tra XVI e XVII secolo, periodo di massimo splendore per la manifattura fiamminga, è suddivisa in due gruppi omogenei. Una serie, costituita da sette pezzi, è dedicata alle Storie di Enea e Didone ed è esposta nel salone di rappresentanza della casa museo, cui ha dato il nome; pertanto risulta presente nell'antico Inventario del Palazzo fin dal 1763.

Non si conosce l'autore dei cartoni né quello della manifattura. Il Canonico Bigiaretti, che si occupò del riordino degli oggetti e delle opere per la loro esposizione, creando delle stanze tematiche, nel suo Catalogo generale (Firenze 1917) avanzò il nome dell'arazzista Marcantonio da Bologna, operante in Francia nella prima metà del secolo XVIII, mentre come autore dei cartoni un seguace di Rubens. Tuttavia la presenza di una W su uno di essi sposta l’attribuzione alla manifattura fiamminga del celebre arazziere Michel Wauters, specializzatasi nella seconda metà del secolo nella fabbricazione di arazzi con episodi della storia di Enea, utilizzando cartoni del pittore Giovanni Francesco Romanelli. Wauters realizzò quattro cicli delle Storie di Enea e Didone di cui, secondo l’inventario rinvenuto nel suo studio, un solo ciclo fu messo in vendita in Italia, mentre gli altri furono destinati ai mercati di Anversa, Vienna e Lisbona.

L’altro gruppo di arazzi è composto da quattro panni, datati XVI secolo, sempre di manifattura fiamminga, e racconta episodi della vita cortese: due scene di corte, una scena di battaglia e una scena con delle figure femminili in giardino.

Informazioni sullo stato della conservazione

Con il sisma del 2016 il Museo Piersanti ha subito ingenti danni e, dopo i primi interventi di messa in sicurezza, l’allestimento è stato drasticamente ridotto, fino all’avvio dei lavori nel 2023 e alla riapertura totale, avvenuta il 21 dicembre 2025.

Lo stato di conservazione degli arazzi nel suo insieme è pessima. Gli arazzi non hanno mai avuto interventi di manutenzione, né di restauro, anche a causa del loro sistema espositivo in sospensione verticale con morse. Su tutta la superficie dei manufatti è presente una grande quantità di sporco particellare decoeso e coeso alle fibre tessili, dovuta anche alla polvere e alle macerie del sisma, pertanto i disegni risultano ingrigiti e i filati irrigiditi.

A livello materico si evidenziano rotture di orditi, lacerazioni e lacune concentrate in particolar modo nelle bordure e, su alcuni arazzi, anche nelle zone limitrofe della scena. Le cimose risultano in uno stato di conservazione particolarmente compromesso, spesso sono frammentarie e presentano grandi zone mancanti. Le forti scosse del sisma hanno causato ripetute oscillazioni che la rigidità della fascia superiore di sospensione non è riuscita ad assecondare, causando numerose rotture. Sul retro degli arazzi è presente una fodera a bande di armatura, in tela di lino, il cui stato di conservazione risulta discreto ma su cui si rileva molta sporcizia; in alcuni casi si evidenziano anche piccole toppe di un tessuto simile applicate a supporto di rammendi.

Dopo il sisma gli arazzi sono stati rimossi dalle pareti, messi in sicurezza e immagazzinati.

Informazioni sulla fruizione e orari di apertura

Al momento il bene non e' fruibile.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

IMPORTO 140.000,00 €

DESCRIZIONE INTERVENTO

Tale intervento - che ricade nell'ambito del Protocollo d’Intesa 2025 tra il Ministero della Cultura, ALES Spa e il Commissario Straordinario al sisma 2016 mirato a favorire la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale nelle aree colpite dal terremoto del 2016-2017 - ha come obiettivo principale il recupero strutturale ed estetico dell’intera superficie tessile dei panni, mediante la messa a punto di soluzioni calibrate sulla base delle reali necessità conservative dei manufatti, dalla pulitura al consolidamento.

La fase di pulitura, che prevede aspirazione controllata fronte-retro e vaporizzazione, si rende indispensabile per rimuovere la grande quantità di sporco accumulato sulla superficie e recuperare parte della cromia originale e della nitidezza della composizione. Propedeutico alla pulitura e consolidamento è la rimozione dei vecchi rammendi non idonei ad una corretta conservazione.

L’intervento di conservazione comprende una prima fase di chiusura degli stacchi e poi la realizzazione di un progetto, completamente reversibile, di cucitura sulla parte anteriore di un tulle di seta di colore idoneo alla cromia dell’arazzo.

Per il consolidamento del manufatto si procederà con l’applicazione a cucito, sul retro dell’arazzo, di un tessuto di supporto in cotone o lino leggero che assume la funzione di collegamento statico per la stabilizzazione delle aree di tessitura degradate consolidate con punti di fermatura idonei e con filati di origine naturale. Da ultimo verrà applicata un leggera fodera a protezione della polvere e del lavoro eseguito. Per il consolidamento delle cimose sarà applicato un supporto in colore simile all’originale.

In vista dell’esposizione dei manufatti, si prevede la realizzazione di una nuova tipologia espositiva, utilizzando fasce di velcro cucite all’estremità del bordo superiore, che poi si attaccheranno alla parte applicata alla parete. Questo sistema permette di appendere l’arazzo in modo naturale e di rimuoverlo agevolmente quando si ritiene necessario.

INTERVENTI CONOSCITIVI E DI DOCUMENTAZIONE

  • rilevamento dello stato di conservazione mediante mappature di cantiere
  • esecuzione di saggi conoscitivi e/o diagnostici nelle diverse fasi di intervento
  • documentazione fotografica prima, durante e dopo l'intervento
  • redazione della relazione tecnica finale di restauro e suo inserimento nel SIT Carta del Rischio

 

INTERVENTI CONSERVATIVI

- Rimozione delle bande di armatura e di tutti i precedenti interventi invasivi effettuati a livello conservativo ed estetico, a condizione di non comportare una perdita sostanziale del materiale originale

- Pulitura fisica ad aria del fronte e del retro

- Vaporizzazione

- Asciugatura controllata

- Revisione e cucitura degli stacchi originali

- Intervento di consolidamento e foderatura

- Consolidamento delle cimose

- Foderatura e sospensione