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Attività principali dell'istituzione

La Pinacoteca nazionale di Sassari ha sede nell’ex Collegio gesuitico Canopoleno, eretto all'inizio del Seicento nel cuore del centro storico, vicino agli edifici più significativi della città. Di architettura severa all'esterno, ma dotato all’interno di spazi ampi e di notevole bellezza, il museo è nato dall'esigenza di rendere fruibile il ricco patrimonio di opere d'arte pervenute allo Stato attraverso una serie di donazioni e lasciti di privati cittadini, a cominciare dalla cospicua eredità di Giovanni Antonio Sanna, imprenditore sassarese appassionato d'arte, che raccolse oltre 250 opere d’arte di epoche e scuole differenti. Notevoli sono il Trittico dei Libri del fiorentino Mariotto di Nardo (1400 ca.), la Madonna col Bambino di Bartolomeo Vivarini, firmata e datata 1473, il ritratto di Astronomo del Guercino (1640 ca.) e due ceroplastiche di Giulio Gaetano Zumbo (1685 ca.). Alla morte di Sanna, avvenuta a Roma nel 1875, la sua preziosa raccolta fu donata con legato testamentario alla città di Sassari. Anche Giuseppe Tomè fu un prodigo mecenate: nato a Sassari nel 1890, fu un collezionista entusiasta e munifico. Il suo lascito, oltre a una preziosa tela di Pierre Subleyras (1731-32), offre l’opportunità di conoscere i maggiori maestri sardi del primo Novecento, il cui principale esponente - Giuseppe Biasi - è ulteriormente rappresentato dalla Collezione regionale Biasi, concessa in comodato alla Pinacoteca dalla Regione Sardegna. L'esposizione si sviluppa su tre piani e raggruppa oltre 400 opere, prevalentemente pittoriche, suddivise per tematiche, organizzate al loro interno in ordine cronologico, capaci di documentare la produzione di diverse scuole e di artisti italiani ed europei dal Medioevo alla fine del Novecento: l'arte contemporanea figura con i suoi più importanti rappresentanti isolani, Maria Lai, Costantino Nivola e Ausonio Tanda.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

IMPORTO 20.000,00 €

DESCRIZIONE INTERVENTO

Tra il 1924 e il ’27 Giuseppe Biasi, il maggior pittore sardo del primo Novecento, soggiorna in Nord Africa, tra la Tripolitania e l’Egitto. Ad Alessandria d’Egitto, nel marzo 1926, l’artista espone alla Galleria Paul; nel ’27 sarà invitato al Salon del Cairo, formalmente organizzatosi solo in quegli anni grazie alla figura del Principe Yusuf Kamal, fondatore della Scuola di Belle Arti. Al Cairo l’artista scopre il Museo Egizio, diventando ‘pazzo’ (così scrive) per le opere lì esposte, cui inizia a ispirarsi. Le cronache di quegli anni riportano d’altronde con grande evidenza le scoperte archeologiche (la scoperta della tomba di Tutankamon risale al novembre 1922), che suscitano un’incredibile eco e hanno risonanza a livello mondiale.

Da questo soggiorno africano scaturiranno alcune delle opere più belle di Biasi.

La mostra si propone di presentare tele poco note, di fatto solitamente invisibili perché appartenenti a collezioni private e a enti bancari, con un approfondimento della ricerca che restituisca con maggior correttezza identificazione dei soggetti e datazione, insieme ad alcuni dei suoi capolavori del periodo africano, accompagnati da oggetti e reperti egizi o egittizzanti ritrovati in Sardegna e conservati nei musei di Sassari, Porto Torres, Nuoro e Cagliari; fondamentale la collaborazione con il Museo Egizio di Torino (cui appartiene una delle sculture raffigurate dal pittore in una tempera oggi di proprietà della Fondazione di Sardegna), dal quale è possibile attingere per il corredo fotografico d’epoca della mostra, per gli sperabili prestiti di opere e, infine, per gli approfondimenti dell’apparato scientifico dell’esposizione.

La Sardegna, come gli altri paesi e regioni che si affacciano sul Mediterraneo, ha infatti restituito testimonianze materiali della diffusione di culti di matrice egizia e della circolazione di oggetti provenienti dall’Egitto: Sfingi, scarabei, lucerne, statuine di divinità, etc. Dagli scavi di Porto Torres provengono, ad esempio, lucerne con la raffigurazione del dio Anubi o di Giove Ammone; ma non è solo la costa a parlarci dell’Antico Egitto, giacché anche i nuraghi della Sardegna più interna – come Sa Carcaredda di Villagrande Strisaili (NU) – restituiscono scarabei e amuleti, a testimoniare la capillare diffusione di un gusto, veicolato attraverso questi piccoli manufatti.

La mostra affronterebbe dunque per la prima volta questo aspetto della storia antica dell’Isola collegandolo a un corpus di raffinate e splendide tele del Novecento italiano, a raccontare il viaggio di formazione del maggior artista isolano del secolo scorso e, insieme, il fascino imperituro dell’Antico Egitto.

L’esposizione è prevista da novembre 2026 a febbraio 2027.