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L’Ente dichiara che il bene oggetto di erogazioni liberali è di interesse culturale ai sensi degli artt. 10, 12 e 13 del D.L.gs. 22 gennaio 2004, n.42 e s.m.i. (Codice dei beni culturali e del paesaggio)

Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto

La costruzione del complesso monastico di Santa Eufemia della Fonte prende avvio nel 1008, quando il vescovo di Brescia Landolfo fonda questo monastero affidandolo ai monaci benedettini.

La storia racconta che i benedettini si instaurarono in questa zona per realizzare importanti azioni di controllo e canalizzazione delle acque.

Quanto la zona fosse un’importante asse di comunicazione lo dimostra anche la vicinanza del Naviglio che, diramandosi dal fiume Chiese fino a Gavardo, lambisce Santa Eufemia per addentrarsi nella bassa orientale.

I benedettini approfittarono di queste acque sia per costruire lavatoi e mulini che per l’utilizzo in agricoltura.

Il Monastero è inizialmente dedicato a San Paterio, ventitreesimo Vescovo di Brescia, agli inizi del settimo secolo, successivamente, viene però introdotta la dedizione a Santa Eufemia, una fanciulla cristiana di Calcedonia, morta martire a soli quindici anni, durante la persecuzione diocleziana.

Nei primi tre secoli di vita la presenza di Santa Eufemia nella realtà bresciana è rilevante, anche se la posizione del complesso monastico lo espone continuamente agli attacchi degli eserciti che vogliono conquistare Brescia.

A partire dal trecento, inizia il periodo del declino: nel 1438, quando Brescia è ormai sotto il dominio della Serenissima, il convento si vedrà infliggere il colpo di grazia. I monaci decidono di abbandonare il monastero e, nel 1444, inizia infatti la costruzione della nuova sede che diverrà la Chiesa di S. Afra in Santa Eufemia.

Le sorti del Monastero non si riprenderanno più e nel 1478 il vecchio convento viene chiuso definitivamente. La presenza di corpi di fabbrica, posteriori al 1478 ed anteriori al 1797, fa ritenere che la conversione in cascina sia stata operata proprio dagli stessi monaci.

Pur rimanendo di proprietà della Curia Vescovile, gli edifici abbandonati dai monaci saranno utilizzati come magazzini fino al 1797, quando Napoleone li assegnerà all’Ospedale Maggiore Nazionale di Brescia che li trasformerà in insediamento rurale.

Dall’Ospedale Maggiore, quello che rimane dell’importante convento passa nel 1979 al Comune di Brescia.

 

Informazioni sullo stato della conservazione

Il complesso, oggetto di interventi progressivi di recupero a partire dal 1998, presenta condizioni disomogenee fra i diversi corpi di fabbrica. Le porzioni già oggetto di intervento si trovano in condizioni conservative soddisfacenti; permangono tuttavia ambiti che richiedono interventi conservativi non differibili, censiti nel piano di manutenzione e restauro predisposto nel 2015 e articolato su un orizzonte pluriennale.

In particolare: nella Casa dell'Abate le superfici decorate della sala a nord presentano condizioni precarie di stabilità, con distacchi degli intonaci storici e del film pittorico che richiedono consolidamento per riadesione; nel sottotetto è presente una fascia con lacerti di decorazione databili al XV-XVI secolo, tuttora da mettere in sicurezza.

L'area archeologica posta nell'angolo sud est del comparto, delimitata dalla chiesa di San Pancrazio e dalla Casa dell'Abate, conserva le strutture in pietra a basamento dell'edificio monastico di epoca originaria. L'area è attualmente chiusa al pubblico e i reperti risultano interessati da vegetazione infestante e depositi terrosi; si registrano inoltre criticità nella regimazione delle acque meteoriche provenienti dai fabbricati limitrofi, con dispersione al suolo e rischio di danneggiamento delle strutture lapidee. Presentano necessità di intervento anche le facciate interne dei muri perimetrali di confine verso viale della Bornata e verso il giardino comunale.

Informazioni sulla fruizione e orari di apertura

Aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Lavori in corso

IMPORTO 2.840.512,00 €

DESCRIZIONE INTERVENTO

Le erogazioni liberali sostengono le opere di manutenzione, protezione e restauro previste dal piano pluriennale di conservazione dell'ex Monastero di Sant'Eufemia, limitatamente agli interventi diretti a garantire la conservazione materiale del bene culturale.

La prima linea di intervento riguarda la Casa dell'Abate, dove le superfici decorate della sala a nord versano in condizioni di stabilità precarie. Si procederà alla loro messa in sicurezza e al consolidamento degli intonaci storici e del film pittorico mediante riadesione, valutando in corso d'opera il livello di reintegro pittorico. L'intervento si estende al sottotetto, dove una fascia muraria conserva lacerti di decorazione databili al XV-XVI secolo, anch'essi da mettere in sicurezza. Le opere sono state autorizzate dalla Soprintendenza competente ai sensi dell'art. 21, comma 4, del D.Lgs. 42/2004, con prescrizioni sulle modalità esecutive e con l'obbligo di documentazione fotografica delle diverse fasi e di relazione di fine lavori.

La seconda linea riguarda l'area archeologica posta nell'angolo sud est del complesso, dove affiorano le strutture in pietra a basamento dell'edificio monastico di epoca originaria. Il recupero conservativo prevede la pulizia dei reperti dalla vegetazione infestante e dai depositi terrosi, la sistemazione dei conci di pietra e il restauro delle facciate interne dei muri perimetrali di confine. A protezione delle strutture lapidee è prevista inoltre la regimazione delle acque meteoriche provenienti dai fabbricati limitrofi, oggi disperse al suolo, insieme alla messa in sicurezza dell'area.

Completano il programma gli interventi di restauro e manutenzione conservativa delle superfici murarie e delle coperture dei corpi di fabbrica storici, da realizzare per fasi successive secondo il piano generale condiviso con il Comune di Brescia, proprietario del bene, e con la Soprintendenza, che autorizza preventivamente ciascun intervento.

Rientrano nel perimetro dell'intervento anche le opere dirette a limitare le situazioni di rischio per il bene ai sensi dell'art. 29 del D.Lgs. 42/2004, tra cui la realizzazione e l'adeguamento degli impianti fissi di protezione antincendio a servizio dei corpi di fabbrica storici, la regimazione e lo smaltimento delle acque meteoriche a tutela delle strutture murarie e lapidee, e le operazioni di pulitura delle superfici e dei reperti eseguite come fase esecutiva delle lavorazioni conservativautorizzate dalla Soprintendenza.