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Attività principali dell'istituzione

La Compagnia vanta una solida esperienza professionale di oltre 27 anni nel panorama teatrale italiano. I numerosi premi ricevuti nel corso degli anni testimoniano la qualità del lavoro svolto e l'efficacia della sua gestione organizzativa.

La Compagnia gode di accredito presso il Comune di Milano e presso altri enti territoriali, e ha dimostrato la propria affidabilità partecipando e vincendo bandi di Fondazione Cariplo e altre istituzioni. Le solide relazioni instaurate con numerosi teatri e festival italiani, così come con università e istituti di formazione professionale per attori, attestano la costante presenza e il riconoscimento ottenuto nel settore.

Fondamentale è la presenza di un nucleo stabile di artisti, operatori culturali e rappresentanti della società civile che collaborano attorno alla figura di Corrado d’Elia, garantendo continuità e coerenza nelle attività della compagnia. Tale continuità gestionale è essenziale per la realizzazione di progetti artistici di successo e per il mantenimento di rapporti stabili con il pubblico e con le istituzioni.

La presenza stabile a Milano, con una intensa stagione in diverse sale cittadine, conferma l'impegno della compagnia nel coinvolgere il pubblico locale e nazionale.

L'obiettivo comune della Compagnia è la promozione e la diffusione del teatro e della cultura, attraverso la produzione di spettacoli originali e la creazione di progetti in grado di interagire con la contemporaneità. Ogni anno la Compagnia, guidata dal direttore artistico Corrado d'Elia, intercetta le esigenze del pubblico e della collettività, fornendo uno spaccato della vita contemporanea. 

In linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, la Compagnia si impegna a promuovere la cultura e l'inclusione sociale attraverso le proprie attività, contribuendo così al raggiungimento di obiettivi quali l'educazione di qualità, la riduzione delle disuguaglianze e la promozione della salute e del benessere.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA CHIUSA


RACCOLTA FONDI

Raccolta chiusa

Raccolta chiusa

FASE ATTUATIVA

Lavori in corso

IMPORTO 10.000,00 €

 slide
DESCRIZIONE INTERVENTO

IL RITORNO DEL PICCOLO PRINCIPE
di Corrado d'Elia

con Chiara Salvucci, Corrado d'Elia e Flavio Innocenti
scene Chiara Salvucci – assistente Luna Maiore
costumi Giulia Giovanelli
filmaker Alberto Sansone
luci Francesca Brancaccio – audio Gabriele Copes
produzione Compagnia Corrado d’Elia

Dopo molti anni il Piccolo Principe ritorna sulla Terra e trova un pianeta profondamente cambiato: più veloce, rumoroso e fragile. Scopre che l’aviatore non c’è più, ma nel silenzio del deserto incontra suo figlio, ormai adulto, che non ha mai smesso di sperare in quell’incontro.

Il ritorno del Piccolo Principe è un testo originale di Corrado d’Elia, liberamente ispirato all’opera di Antoine de Saint-Exupéry. Non una riscrittura, ma un nuovo capitolo autonomo che dialoga con il classico e ne interroga il senso nel presente. Il piccolo viaggiatore attraversa nuovi pianeti e incontra figure inedite, umane e animali, che incarnano domande, contraddizioni e speranze del nostro tempo.

Il viaggio tocca temi centrali della contemporaneità: la cura del pianeta, l’identità, il femminile, il bisogno di relazioni autentiche in un mondo dominato dalla velocità e dall’immagine. Al linguaggio poetico si affianca il Dadish, una lingua inventata che richiama l’infanzia e la sua innocenza, creando un racconto teatrale capace di unire leggerezza e profondità. Il rapporto tra il Piccolo Principe e il figlio dell’aviatore è il cuore emotivo dello spettacolo: un incontro tra memoria e desiderio che invita a riflettere su ciò che davvero ci unisce.

Questo nuovo Piccolo Principe parla del mondo di oggi con la stessa purezza del testo originario e ci invita a guardare con occhi capaci di meraviglia, ricordandoci che l’essenziale resta invisibile agli occhi.

NOTE DI REGIA

Mettere in scena un ritorno del Piccolo Principe significa usare la forza del mito come uno specchio rivolto al presente. Non più l’incontro con l’aviatore, ma con suo figlio, nello stesso deserto, per chiederci come è cambiato il nostro modo di guardare il mondo.

Il Piccolo Principe non è figura dell’infanzia, ma principio di sguardo: una lente poetica che rivela le fragilità del contemporaneo, la perdita di lentezza, silenzio e relazioni autentiche. Per questo lo spettacolo, pur accessibile a tutti, è teatro per adulti che i ragazzi possono abitare.

Il Dadish diventa una forma di resistenza poetica, un linguaggio capace di restituire peso alle parole. Al centro resta la relazione: non connessione o esposizione, ma scelta di vicinanza e responsabilità. Nel deserto in scena non raccontiamo solo un viaggio narrativo, ma il nostro cammino verso ciò che conta davvero, verso ciò che ci tiene umani.

(Corrado d’Elia)


RACCOLTA FONDI

Raccolta chiusa

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FASE ATTUATIVA

Lavori in corso

IMPORTO 10.000,00 €

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DESCRIZIONE INTERVENTO

Racconta di me e della mia causa, non dimenticare ...

Sono queste le ultime parole che Amleto morente rivolge ad Orazio, l'amico carissimo, l'unico sopravvissuto della storia. E questi accoglie la preghiera e ne diventa il testimone. Col procedere del tempo però, com'è normale, il ricordo si sbiadisce e si deteriora e nella mente di Orazio la vicenda si confonde e si scompone.

In una stanza vuota raccontiamo ma, forse è più esatto dire, ricordiamo la vicenda di Amleto, così come la memoria di Orazio ce la rimanda: una sequenza più o meno logica di quadri in cui i volti e le immagini emergono dal buio con la rapidità di un battito di ciglia.
La scena è una stanza della memoria, claustrofobica e senza via d'uscita. Le azioni si susseguono al ritmo ossessivo del ricordo, si confondono e si mischiano come avviene nella mente di Orazio, che ci restituisce una storia spezzata, frammentaria, ma colma di umanità.

Lo spettacolo va ad inserirsi nel filone degli spettacoli shakespeariani della Compagnia: Otello, Romeo e Giulietta e Macbeth, allestimenti caratterizzati da messe in scena originali, un linguaggio visivo marcato e quasi cinematografico, ritmo sostenuto, uso drammaturgico delle luci e della musica e spesso mancanza totale di coordinate spazio-temporali concrete e naturalistiche. 
Un percorso verso la frammentarietà, che qui, con Amleto, raggiunge il suo apice.