I contenuti pubblicati sono a cura dell’Ente beneficiario delle erogazioni liberali il quale dichiara che i dati trasmessi sono conformi all’ art. 1 – Art Bonus - Decreto Legge 31 maggio 2014, n. 83 e s.m.i.
L’Ente dichiara che il bene oggetto di erogazioni liberali è di interesse culturale ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs. 22 gennaio 2004 N.42 e s.m.i. (Codice dei beni culturali e del paesaggio).

Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto

L’accampamento paleolitico di Isernia La Pineta è una delle più complete testimonianze della storia del popolamento umano dell’Europa. Scoperto nel 1978, i dati emersi con gli scavi sistematici e con lo studio interdisciplinare, attivati a partire del 1978 e tuttora in corso, hanno consentito di ricostruire  la vita e l’ambiente naturale di 600.000 anni fa in cui visse una comunità di Homo heidelbergensis . Gli interventi di ricerca, valorizzazione e divulgazione, tuttora in corso, sono stati realizzati con il supporto e la collaborazione delle Istituzioni locali (Comune, Provincia, Regione), del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dell’Università di Ferrara, ente concessionario delle attività di scavo archeologico.

L’insediamento preistorico, oggetto di scavo e studio sistematico, è stato l’oggetto di importanti interventi per la conservazione e la valorizzazione. In particolare l’area oggi interessata dalle attività di esplorazione  è ricoperta da un padiglione inaugurato nel 1999 che insiste su un'area di circa 300 mq che consente di intervenire sistematicamente con la volontà di ampliare il quadro delle conoscenze relative all’importanza del sito, a creare continui e duraturi rapporti di scambio di professionalità a livello nazionale ed internazionale, a supportare l’esigenza di divulgare tali conoscenze in ambito scientifico, attraverso pubblicazioni su riviste e monografie, elaborazioni di tesi, opuscoli scientifici e didattici. 

A completamento della presentazione del sito è stato costruito, sempre sull’area degli scavi, un complesso museale che illustra le attività svolte, i risultati degli studi scientifici e l’importanza del sito nel contesto della nostra evoluzione, con particolare riferimento alle conoscenze in ambito europeo.

Informazioni sullo stato della conservazione

L’intervento ha lo scopo di potenziare e completare le attività di restauro e conservazione dei materiali messi in luce con gli scavi sistematici. Si tratta di migliaia di reperti particolarmente  concentrati sull’archeosuperficie più importante fino ad oggi rinvenuta denominata 3a. Essa testimonia della frequentazione antropica dell’area e dello sfruttamento delle risorse ambientali per scopi alimentari. La grande quantità di resti ossei di animali quali bisonti, elefanti, rinoceronti, orsi, ippopotami, cervidi, associata ai manufatti in selce e calcare, si deve alle attività di recupero e macellazione delle carcasse animali a scopo alimentare. Le ossa, anche di grandi dimensioni, portano le evidenti tracce di questa attività quali strie di macellazione e fratture intenzionali per il recupero del midollo.

Sui reperti paleontologici, oltre alle fratture intenzionali dovute all’attività umana, ve ne sono altre del tutto naturali che si sono formate in una fase successiva, dopo il loro abbandono da parte dell’uomo. Si tratta di fratture postdeposizionali dovute ai fenomeni di compressione dei sedimenti e alla deformazione delle archeosuperfici. Esse sono facilmente riconoscibili perché si intersecano sul modello di un reticolo poligonale, contrariamente a quelle prodotte intenzionalmente dall’uomo, vincolate nel loro andamento dalle tensiostrutture dell’osso fresco.

Le fratture postdeposizionali sono spesso beanti con infiltrazioni di argille che impediscono una facile penetrazione dei collanti con difficoltà non indifferenti per il consolidamento definitivo dei reperti. Per questo motivo le ossa di maggior dimensione vengono sorrette con docce che si adeguano perfettamente alla loro superficie. Questo intervento si rende particolarmente necessario per le zanne di elefante, i palchi di cervidi e i resti cranici di bisonte e rinoceronte che, per le loro ragguardevoli dimensioni, non si autosostengono.

Informazioni sulla fruizione e orari di apertura

Dal martedì alla domenica dale ore 9.00 alle ore 19.00

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

COSTO COMPLESSIVO 50.000,00 €

DESCRIZIONE INTERVENTO

L’esplorazione dell’insediamento preistorico ha portato alla luce decine di migliaia di reperti paleontologici e litici distribuiti su almeno 4 archeosuperfici. In particolare essi sono concentrati sull’archeosuperficie denominata 3a a testimoniare della frequentazione antropica dell’area e dello sfruttamento delle risorse ambientali per scopi alimentari. Le misure di conservazione consistono in attività di prevenzione, manutenzione e restauro dei singoli reperti e delle archeosuperfici lasciate in situ su ampie superfici dopo l’esplorazione e protette da un padiglione progettato e costruito per permettere l’accesso al visitatore che così prende visione non solo dell’entità del giacimento, ma anche della attività che si svolgono connesse con lo scavo e lo studio dei materiali. La peculiarità dei materiali archeologici rinvenuti ad Isernia La Pineta richiede un costante e puntuale intervento di diagnostica e di misure applicative precauzionali che mirino alla salvaguardia e alla tutela in termini di conservazione tramite la manutenzione, la conservazione e il restauro. Il progetto prevede, da un lato, una fase che comprende tutte quelle attività che limitano le situazioni di rischio dei reperti nel loro contesto tramite interventi destinati al controllo delle condizioni del bene culturale e al mantenimento dell'integrità, dell'efficienza funzionale e dell'identità dei materiali, e dall'altro interventi diretti attraverso un complesso di operazioni finalizzate all'integrità ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali.