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Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto

In origine il fabbricato, commissionato dalla famiglia Costaguta all’architetto Bartolomeo Bianco fra il 1626 e il 1635, presentava una struttura a blocco, come d’uso per le architetture civili alessiane; tale porzione originaria è ancora leggibile planimetricamente e costituisce il nucleo originario.
Alla porzione iniziale, nei secoli successivi, furono aggiunte le ali laterali, anch’esse ben distinte planimetricamente oltre che altimetricamente, risultando più arretrate rispetto al filo della facciata, e di altezza inferiore. Verso ovest, inoltre, sono stati inglobati alcuni elementi della schiera di edifici pertinenziali che ancora oggi proseguono su Via Costaguta.
Il Palazzo nella sua configurazione attuale deriva dalla ristrutturazione commissionata da Giuseppe Rocca, che lo acquistò nel 1903, per donarlo nove anni più tardi alla città.
L’edificio si sviluppa su tre ordini principali: piano terra, primo piano nobile e secondo piano nobile. Si inseriscono altresì due piani ammezzati, leggibili mediante le bucature, ed un piano sottotetto.
La copertura del nucleo originario è a padiglione con manto in ardesia; le due ali laterali presentano analogamente falde in ardesia. 

Anche l’apparato decorativo richiama tutti gli elementi ricorrenti del costruito storico genovese: innanzitutto la facciata dipinta a fresco, con elementi architettonici; si nota altresì la consuetudine di inserire elementi marmorei, costituiti nello specifico da parapetti con balaustre in corrispondenza di tutte le finestre di grandi dimensioni dei piani nobili, dai davanzali delle finestre al piano terra e dal portale dell’ingresso principale.

Informazioni sullo stato della conservazione

Come si evince dalla documentazione fotografica e dagli elaborati grafici inerenti la mappatura dei fenomeni di degrado, l’involucro esterno presenta una serie di alterazioni che si ripetono, in modo piuttosto uniforme, a seconda dei materiali interessati. Gli intonaci di facciata presentano erosione diffusa, con perdita dei pigmenti della tinteggiatura, ad esclusione delle fasce protette dal cornicione sottogronda e dalle cornici marcapiano.
In alcune parti l’erosione risulta più profonda, ed ha provocato la perdita dello strato di finitura dell’intonaco. Senza protezione finale, l’intonaco si presenta altresì pulverulento, in fase di disgregazione, caratterizzato da porosità medio-alta, con pori di forma arrotondata spesso comunicanti tra loro.
Sono altresì presenti macrostuccature eseguite in epoca recente con materiali non compatibili con quelli esistenti, in quanto anche da un’indagine visiva risultano a base cementizia.
Soprattutto nella porzione basamentale dell’edificio, gli intonaci presentano ripristini e rimaneggiamenti anche recenti, probabilmente a causa della presenza di umidità di risalita che provoca disgregazione e successiva caduta anche degli strati più profondi, lasciando in alcuni punti la muratura in pietra a vista.


Informazioni sulla fruizione e orari di apertura

Martedì-Sabato 9.00-14.00 e la prima, terza e quinta domenica di ogni mese Chiusura settimanale: Lunedì ; Prenotazione: Nessuna 

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

COSTO COMPLESSIVO 260.000,00 €

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DESCRIZIONE INTERVENTO

Al fine di ridare continuità agli intonaci, ed evitare infiltrazioni all’interno in corrispondenza di

eventuali lacune o di fratture della malta, rilevate soprattutto in corrispondenza di ripristini

eseguiti con materiali incompatibili con quelli pre-esistenti, si propongono una serie di lavorazioni

che andranno valutate preventivamente in fase di cantiere:

- scrostamento di intonaco eseguito a mano con l’ausilio di martello elettrico in corrispondenza

di macrostuccature/rappezzi eseguiti con materiali incongrui, incompatibili con gli intonaci

esistenti e dannosi per la loro conservazione;

- riadesione delle porzioni di intonaco distaccate dal supporto murario;

- pulitura superficiale di depositi incoerenti eseguita a secco;

- consolidamento di porzioni di intonaco decoeso ed eroso;

- rifacimento di intonaco a base di calce grassello e sabbia di fiume, con caratteristiche

stratigrafiche, granulometriche e di finitura dell’intonaco esistente, in corrispondenza delle

lacune e delle rimozioni di intonaci incongrui.

Per le decorazioni pittoriche si propone di riprendere gli antichi decori come sono stati ricostruiti

nella versione originale.

Operativamente si procederà individuando tutte le tracce incise e rendendole leggibili attraverso

la stesura, al loro interno, di un colore scuro, eseguita a pennello con tinta a calce.

Successivamente si procederà mediante la realizzazione di successive velature cromatiche

Tale operazione andrà eseguita nelle porzioni di intonaco dove il colore è assente in tutto o in

parte, evitando sovrapposizioni con le cromie originali.

La scelta di ricorrere al completamento delle lacune pittoriche per anastilosi ha come finalità

essenziale quella di restituire dignità e compiutezza all’immagine della facciata, permettendone la

leggibilità nel suo complesso. Tuttavia, verranno utilizzate tinte a calce, caratterizzate da

leggerezza e trasparenza, per realizzare velature eseguite a riprese successive al fine di

controllarne l’impatto.

Le velature, avendo limitato potere coprente, lasceranno ben leggibile la stratificazione della

facciata ed i segni ivi presenti; inoltre, nelle porzioni dove l’erosione ha reso meno evidente la

decorazione, asportando la maggior parte dei decori, la tinteggiatura verrà lasciata volutamente

sottotono rispetto alle aree dove è attualmente ancora presente.