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Attività principali dell'istituzione

Il Museo d’Arte Orientale è ospitato nell’antico palazzo della famiglia Pesaro a San Stae, affacciato sul Canal Grande. L’edificio, voluto da Leonardo Pesaro, Procuratore di San Marco, fu progettato da Baldassare Longhena. Il Museo costituisce una delle più importanti collezioni mondiali di arte giapponese del Periodo Edo. Raccolta che il Principe Enrico II di Borbone, conte di Bardi, acquistò durante il suo viaggio in Asia, compiuto tra il 1887 ed il 1889. Più di 30.000 pezzi tra i quali spade e pugnali, armature giapponesi, delicate lacche e preziose porcellane, con ampie sezioni dedicate all’arte cinese e indonesiana. Li sistemò dapprima a Palazzo Vendramin Calergi dove risiedeva e dove volle fosse allestita un’esposizione permanente. Alla sua morte, dopo alterne vicende, la collezione passò nelle mani di un antiquario viennese che ne iniziò la vendita. A conclusione della prima guerra mondiale, la raccolta venne riconosciuta al governo italiano in conto riparazione danni di guerra. Dal 1928, per una convenzione tra Stato e Comune di Venezia, è ospitata a Cà Pesaro.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

COSTO COMPLESSIVO 55.326,52 €

DESCRIZIONE INTERVENTO

Il progetto Tessuti del sudest asiatico al Museo d’Arte Orientale di Venezia si prefigge di far conoscere una tra le più ricche e affascinanti forme d’arte del Sudest asiatico. La lavorazione dei tessuti e il loro uso sono connessi con i più fondamentali valori spirituali e rituali della cultura indonesiana e continentale di questa regione. Più che capi d’abbigliamento i tessuti costituiscono potenti simboli che possono rappresentare lo status e la visibilità sociale di coloro che li indossano, come pure essere impiegati come doni per cerimonie funebri o nuziali. La collezione di tessuti del Sudest asiatico è stata sinora poco indagata: presenta esemplari di pregio ed estrema rarità, come un abito principesco birmano, alcuni patolu, alcuni tessuti in oro e argento, batik. Il progetto prevede la catalogazione dei pezzi a cura del Museo e dell’Università di Udine e la divulgazione attraverso un video e un volume. Il progetto è necessario poichè i materiali sono esposti a rotazione per ragioni conservative. Il video illustrerà in italiano e inglese la consistenza della collezione e le tecniche di lavorazione. Il volume si prospetta come un prezioso strumento conoscitivo per l’istituzione museale, per la comunità scientifica e per tutti i visitatori. I contenuti scientifici della pubblicazione saranno accessibili anche al vasto pubblico dei visitatori (89.000 ca. nel 2015) grazie a un linguaggio divulgativo, dovizia di schemi esplicativi delle tecniche di tessitura, immagini professionali, riprese anche al microscopio. La pubblicazione sarà l’occasione per effettuare una nuova campagna fotografica, che potrà essere utilizzata anche in futuro per pannelli esplicativi all’interno della struttura museale. I lavori saranno presentati pubblicamente e il video diventerà un'installazione multimediale del percorso museale.