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Attività principali dell'istituzione

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia nascono nel 1807 con un duplice obiettivo: salvaguardare il patrimonio artistico veneziano, sottratto alle chiese e alle Scuole soppresse dagli editti napoleonici, e promuovere l’educazione dei giovani artisti. Il museo ospita la più vasta collezione di pittura veneta esistente al mondo e presenta in modo esaustivo, attraverso opere di livello altissimo, l’evoluzione storica della grande scuola pittorica veneziana e veneta. 

L’itinerario di visita si articola su due piani: il primo, ordinato secondo uno sviluppo cronologico, presenta dipinti che spaziano dalle tavole trecentesche a fondo oro di Paolo e Lorenzo Veneziano, fino ai capolavori del primo, pieno, tardo Rinascimento di Giovanni Bellini, Giorgione, Tiziano, Paolo Veronese, Jacopo Tintoretto. Al piano terra i materiali esposti, non solo pittorici ma anche scultorei, sono invece organizzati secondo nuclei tematici che vanno dalla sezione del collezionismo seicentesco, al Settecento internazionale di Tiepolo e Canaletto, e all’Ottocento accademico di Antonio Canova e Francesco Hayez.

Di immenso valore è lo stesso complesso che ospita il museo, composto dalla Chiesa e Scuola della Carità e dal Convento dei Canonici Lateranensi. Del convento, edificato su disegno di Andrea Palladio, sopravvivono la straordinaria facciata in laterizio e la scala ovata. Mentre la Scuola della Carità conserva l’assetto architettonico e decorativo originale di alcuni ambienti, la chiesa, costruita su progetto di Bartolomeo Bon alla metà del Quattrocento, è stata successivamente divisa orizzontalmente in due piani per ovviare alle esigenze espositive.

Il legame delle Gallerie dell'Accademia con la città di Venezia è profondo: le sale custodiscono infatti alcuni dei massimi capolavori provenienti da chiese o scuole o magistrature pubbliche. Basti pensare al ciclo proveniente dalla sala dell'Albergo della Scuola di San Giovanni Evangelista, e in particolare ai teleri di Gentile Bellini e Carpaccio con la Processione in Piazza San Marco e il Miracolo della reliquia della Croce al Ponte di Rialto, dove l'immagine pittorica della città assume davvero il valore di un'immersione totale nella Venezia del Rinascimento. In alcuni casi, poi, le opere esposte alle Gallerie sono l'unica testimonianza sopravvissuta di complessi conventuali demoliti nel periodo napoleonico. La visita alla città è dunque un prolungamento necessario alla visita alle collezioni, e viceversa.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

COSTO COMPLESSIVO 890.000,00 €

DESCRIZIONE INTERVENTO

L’apertura delle Gallerie dell'Accademia nel 1817 segnava un risarcimento rispetto alla recente perdita di tanti capolavori, sottratti alle chiese e alle Scuole soppresse. Il fautore di questo risultato fu il conte Leopoldo Cicognara, Presidente dell’Accademia e amico intimo di Canova. L’idea era quella di salvaguardare e valorizzare l’antico patrimonio artistico ferito, ma nello stesso tempo promuovere l’arte contemporanea. Il cuore della rassegna presenterà un eccezionale dialogo tra scultura, pittura e arti decorative: sarà ricomposta, e presentata per la prima volta al pubblico dopo la sua dispersione, una serie di opere inviate nel 1818 alla corte di Vienna come “Omaggio” delle Provincie Venete: quando nel 1816 Francesco I si sposò per la quarta volta, impose agli stati dell’Impero un oneroso esborso in denaro. Alle Province Venete, assoggettate dal 1815, furono richiesti 10.000 zecchini. Cicognara, in accordo con Canova, ottenne che la cifra fosse convertita in opere d’arte che potessero servire per abbellire gli appartamenti della novella sposa presso l’Hofburg di Vienna. Prima della partenza questo eccezionale insieme venne esposto proprio in Accademia, nella grande sala dominata dall’ Assunta di Tiziano. Con il passare del tempo quasi nessuno di tali capolavori rimase presso le collezioni pubbliche austriache e i pezzi si dispersero presso diverse collezioni private. Ricerche durate più di due decenni hanno permesso di identificare sedici dei diciotto pezzi dell’insieme, riconoscibili anche da una raccolta di stampe realizzata per l’occasione. Un altro evento sensazionale dell’epoca è stato l’arrivo dei disegni di Leonardo e di Raffaello, provenienti dalla collezione del defunto Giuseppe Bossi, già Segretario dell’Accademia di Brera. La raccolta di quadri antichi, di gessi delle opere di Canova, di disegni straordinari doveva avere la funzione di modello per gli artisti contemporanei, scultori e pittori, allievi della stessa Accademia.