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Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto

La chiesa di Santa Croce è situata sul lato sud di Piazza Carlo Emanuele II, più conosciuta come Piazza Carlina, nel centro storico della città, ampio spazio quadrilatero realizzato sotto la reggenza di Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours su progetto di Amedeo di Castellamonte (1674).
L’edificio era parte dell’ex complesso conventuale della Congregazione Lateranense delle Canonichesse Regolari dell’Ordine di Sant’Agostino, in seguito Ospedale Militare ed ora, in massima parte, sede della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università degli Studi di Torino. Attualmente l’ampio coro della chiesa ed i locali prospicienti via Accademia Albertina sono dati in uso dalla Città di Torino, proprietaria dell’intero complesso, all’Arcidiocesi di Torino che li ha destinati alla Comunità Romena di rito ortodosso ed alla Commissione Diocesana per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso. La Chiesa fu edificata intorno al 1720 su disegno di Filippo Juvarra, tranne la facciata realizzata nel 1873, ed il campanile costruito su progetto di Giovanni Battista Borra, dopo il 1756, data del ritorno in Piemonte dell’Architetto. La realizzazione della facciata ed alcuni interventi sulla cupola furono intrapresi dal Genio Militare e conclusi entro l’8 novembre1873 per l’inaugurazione del monumento a Camillo Benso di Cavour, collocato al centro della piazza. Nel 1904 l’intero complesso conventuale fu assegnato in proprietà alla Città
di Torino, ma continuò ad essere utilizzato come Ospedale Militare fino al 1914 e tra il 1920 e il 1926 come Casa del Soldato. Nel 1926 il complesso venne consegnato alle Madri Pie di Ovada, che nell’anno successivo fecero eseguire lavori di restauro all’interno della chiesa. Nel 1975 il complesso ritorna al Comune e tra il 1988 e il 1993 si compie il recupero edilizio a sede universitaria dell’ex convento su progetto dell’arch. Mario Federico Roggero.

Informazioni sullo stato della conservazione

 Il LOTTO 2, oggetto della presente scheda, interessa l’interno dell’aula della chiesa ed in particolare il restauro degli apparati decorativi della lanterna, della cupola e del tamburo. La Chiesa ha un’unica navata a pianta ellittica coperta da una volta intonacata e decorata. La volta s’imposta su di un alto tamburo delineato in alto e alla base da cornicioni in stucco, forato da grandi finestroni, quattro ovali e tre rettangolari, sormontati da timpani di stucco e intercalati da pannelli dipinti con motivi floreali monocromi. L’altezza complessiva della cupola, comprensiva di tamburo e lanterna, ha un notevole effetto scenografico, sottolineato dalla decorazione prospettica della volta a lacunari che
rimpiccioliscono verso il punto centrale, oltre che dai fasci di luce naturale proveniente dai finestroni.
Sulla volta della cupola e sulle pareti del tamburo, in particolar modo sulle zone rivolte ad est e a nord, si riscontrano estese parti interessate da formazioni di sali cristallizzati, depositi incoerenti, distacchi e sfarinamenti, con perdite di materiale sugli stucchi e sulle decorazioni pittoriche, dovute alle vecchie infiltrazioni di acqua piovana dalla copertura. Con il cantiere del primo Lotto si è potuto verificare che le cause delle infiltrazioni sono state risolte, grazie al rifacimento del manto di copertura in lastre di rame della cupola e del lanternino eseguito negli scorsi anni Novanta.

 

 

Informazioni sulla fruizione e orari di apertura

La chiesa è ormai chiusa dal 1975 e nei programmi dell’Amministrazione Civica è stato inserito da alcuni anni il restauro della chiesa e dei locali annessi per restituirli in uso alla città quale patrimonio di elevato valore storico-artistico.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI CON RACCOLTA APERTA


RACCOLTA FONDI

Raccolta aperta

Raccolta aperta

FASE ATTUATIVA

Raccolta fondi

COSTO COMPLESSIVO 1.023.000,00 €

DESCRIZIONE INTERVENTO

Restauro apparati decorativi della lanterna, della cupola e del tamburo. Sostituzione delle sette finestre del tamburo e delle otto della lanterna, riproponendo la precedente partizione più armoniosa delle specchiature vetrate, oltre che la realizzazione di un impianto di illuminazione diffusa della cupola con corpi illuminanti a led, non in vista, da collocare sul profondo cornicione alla base del tamburo, in continuazione di quanto già realizzato per il presbiterio.